Dio non ti chiederà quante volte lo hai nominato, ma quanto hai amato.
La vita è un’attesa. Noi cristiani la chiamiamo attesa del ritorno di Gesù, ma attenzione: possiamo aspettare il Signore per tutta la vita senza aver mai davvero incontrato il suo Vangelo!
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Gesù oggi ci provoca con una domanda scomoda: che cosa stai facendo del bene che ti è stato affidato?
C’è chi ha conosciuto Dio, frequenta la Chiesa, prega, parla di fede e magari si sente anche migliore degli altri. Ma poi, nella vita quotidiana, ferisce, giudica, umilia, usa le persone per il proprio tornaconto. Ha imparato il linguaggio di Dio, ma non il suo cuore.
E c’è chi Dio non lo ha mai conosciuto davvero, chi non sa pregare, chi non frequenta una chiesa, ma sa fermarsi davanti a una persona che soffre, sa condividere il pane, sa ascoltare senza giudicare, sa amare senza chiedere nulla in cambio.
Chi dei due è più vicino a Dio?
La risposta di Gesù è esigente: a chi ha ricevuto molto sarà chiesto molto. Conoscere Dio non è un privilegio che ci mette al riparo dal giudizio, ma una responsabilità che ci impegna ancora di più. Perché se hai incontrato l’Amore, non puoi continuare a vivere senza amare!
Il servo infedele commette un errore terribile: pensa che il padrone tardi e che, dunque, possa fare quello che vuole. È la stessa illusione di chi pensa che ci sia sempre tempo per cambiare, per chiedere perdono, per riparare un torto, per diventare più umano.
Ma il Signore non ci chiederà conto soltanto delle preghiere recitate o delle verità di fede professate. Ci chiederà che cosa abbiamo fatto dei doni ricevuti, delle persone affidateci, delle occasioni di bene che abbiamo lasciato passare.
E allora la domanda provocatoria di oggi è questa: se Gesù tornasse oggi, troverebbe in te una persona che parla di amore o una persona che ama davvero?
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Non illudiamoci: conoscere il Vangelo non significa averlo incarnato. E non conoscere Dio non significa necessariamente essere lontani dal suo cuore.
Perché Dio è amore, e ogni volta che scegliamo l’amore, anche senza saperlo, ci avviciniamo a Lui.
La vera vigilanza non consiste nel guardare il cielo aspettando Gesù, ma nel tenere il cuore sveglio per accorgerci di chi, oggi, ha bisogno del nostro amore.
Non aspettare il ritorno del Signore per cominciare ad amare. Potresti scoprire che Lui è già venuto, tante volte, attraverso le persone che hai incontrato. E che tu, troppo occupato ad aspettarlo, non lo hai riconosciuto.
A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade
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