Le abluzioni, nella tradizione ebraica del tempo, erano un precetto rituale di purificazione prima dei pasti. Gesù ancora una volta mostra il suo spirito rivoluzionario, che punta all’essenza delle cose e condanna le apparenze.
Coglie l’occasione dall’osservazione del fariseo, per ribadire che ciò che rende veramente puro l’uomo non è un gesto rituale, ma la purezza del cuore e delle opere.
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Per questo mette in luce la banalità di quel rituale: chi aveva lavato l’esterno del bicchiere, allo stesso modo aveva lavato il suo interno di cui i farisei continuavano a non preoccuparsi. La vera purificazione si ottiene nella carità e nella giustizia, nell’attenzione verso prossimo.
Per Riflettere
Gesù contesta i formalismi per ricordarci l’importanza dell’essenzialità. Pulire l’esterno del bicchiere in maniera meticolosa e lasciare sporco l’interno è pura ipocrisia. Agli occhi di Dio non contano i gesti di facciata ma la purezza dell’anima. Il vero cristiano non si riconosce dalla perfezione dei suoi rituali, ma dalla misura del suo amore.
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
