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don Mauro Leonardi – Commento al Vangelo del 11 ottobre 2026

Dopo le parabole delle scorse domeniche, non solo le massime autorità religiose non si convertono, ma decidono con ancora maggiore fermezza di uccidere Gesù.

Il Signore, però, non indietreggia; anzi, spiega quale sia il vero ostacolo alla loro conversione: il potere, declinato soprattutto nella forma del denaro, dell’interesse e della convenienza. Gesù paragona il Regno dei Cieli — si noti bene: non è un regno “nei cieli”, ma il Regno “dei Cieli”, che in qualche modo si realizza già qui — alla festa più bella che ci sia tra gli uomini: quella delle nozze.

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Per i poveri di quel tempo, partecipare a un pranzo di nozze significava avere almeno per un giorno l’occasione di mangiare bene; chi invece non aveva questo problema, perché era già ricco, preferiva investire il proprio tempo in altri affari, ritenuti più convenienti.

La prima reazione descritta da Gesù è quella che toccherà a Gerusalemme di lì a pochi anni: essere distrutta e messa a ferro e fuoco. Dopo questa profezia, inizia il racconto di ciò che avverrà. Gesù invia i suoi messaggeri non ai “crocicchi”, ma là dove le strade terminavano e diventavano sentieri: nelle estreme periferie, dove vivevano gli esclusi e gli emarginati. Vengono chiamati tutti: non c’è più un popolo eletto contrapposto agli altri, non ci sono più buoni da una parte e cattivi dall’altra, ma una chiamata universale. L’invito è rivolto a tutti, ma non basta entrare.

Una volta entrati, occorre cambiare, bisogna convertirsi. Bisogna passare dai valori del comandare e del salire a quelli dell’amare, dello scendere e del servire. Questo è l’abito con cui si sta nel Regno di Dio. Un Regno di Dio, non dimentichiamolo, che comincia già qui. La conclusione, che utilizza il linguaggio immaginifico proprio di quel tempo, dice esattamente questo: l’amore è offerto a tutti, ma pochi lo vivono davvero.

Fonte.