Non siamo capaci a pregare, non scherziamo. E trattiamo Dio come un potente da convincere, in modo che renda felice la nostra vita, che sganci qualche grazia, infine.
La preghiera, purtroppo, gode fra noi cattolici di pessima fama. Come una cosa inutile, che deve lasciare spazio, invece, all’azione.
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Dietro questa idea ci sono secoli di inviti alla devozione, alla recita di formule nate splendide e morte distratte, di rosari biascicati pensando ad altro.
La preghiera concepita come uno sfinimento per convincere Dio. Uno sfinimento che porta allo sfinimento, nostro e di Dio.
Il termine stesso, preghiera, è diventato sinonimo di recita, di cantilena, di insistenza atta a convincere qualcuno delle nostre buone intenzioni.
Ti prego, fammi un favore!, è diventato il ritornello del nostro chiedere, della nostra preghiera quotidiana.
Prima di parlare di preghiera, dobbiamo compiere lo sforzo immane di cancellare tutte queste false idee e di metterci in ascolto.
Come Maria la preghiera è, prima di ogni altra cosa, sedersi ad ascoltare. Ascoltare qualcuno che si ama, che stima, che si ammira.
Quel Gesù che pregava come mai nessuno aveva pregato, che stupiva e affascinava gli apostoli quando, nel cuore della notte, si alzava per parlare in cuor suo al Padre.
Uno stile nuovo, diverso dalla preghiera collettiva, al tempio, in sinagoga.
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Una preghiera intima che gli apostoli intuiscono essere all’origine della serenità e della forza del Signore, del Maestro. Perciò gli chiedono di insegnar loro a pregare.
E Gesù lo fa, consegnando loro la preghiera per eccellenza, il Padre Nostro che, nella versione di Luca, è ancora più essenziale.
E che già ci dice cosa è preghiera: dialogo con Padre, per chiedere, sì, ma anche per agire, per cambiare atteggiamento di vita.
Gesù ci svela il volto del Padre: è a lui che rivolgiamo la preghiera. Non a un despota capriccioso, non a un potente da convincere.
Siamo diventati figli, ci ha detto san Paolo, Dio ci tratta come tratta il suo figlio beneamato.
+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++
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