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Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 6 ottobre 2026

Solitudine

Come per il sacerdote ed il levita della parabola immediatamente precedente, anche qui il rischio è quello di non preoccuparsi di rispondere all’attesa e al bisogno dell’altro, di non ascoltare ciò che dice la sua presenza, ma di vederlo inquadrandolo subito nelle nostre letture, precomprensioni, paure e passare oltre in solitudine.

Marta, e spesso anche noi, non si pone domande, non si interroga sul perché dell’atteggiamento di Gesù e di Maria; non cerca di capire intenzioni e necessità, non entra nella loro situazione anzi, certa di sé e delle proprie letture, rivendica diritti e pretese, con illusoria e scontata buona coscienza.

Come spesso succede, Gesù viene strumentalizzato per le proprie convinzioni e i propri bisogni: l’accolto serve in realtà per non accogliere, per ratificare il rifiuto dell’altro, esplicitato solo ora, ma già vissuto nella volontà di omologarlo a sé.

Accogliere Gesù significa invece inserire nella propria quotidianità, nelle proprie relazioni, una presenza problematica, non funzionale a confermare sé stessi e le proprie certezze, ma che ha qualcosa da dire proprio sullo scontato.

Gesù ha accettato ed accolto gli atteggiamenti diversi delle due sorelle, non perché non avesse o non riconoscesse un criterio, un primato: la “parte buona” per lui è certamente l’ascolto, ma ci insegna ad esplicitarlo discernendo ed accettando che l’altro faccia quello che è meglio in grado di fare, anche se non è il meglio per me.

Solo perché interpellato, esprime un giudizio: non per condannare, ma per far riflettere. Definisce ciò che è parte buona, possesso che dura e favorisce la vita ma – prima ancora – sorride del nostro agire agitato, ricordando che “il necessario è una cosa sola”, non specificata e diversa nelle diverse situazioni, ma in ogni caso “poco”, alla portata di ciascuno, senza affanni.

Gesù è venuto per servire, non per essere servito: sta annunciando la parola. Maria comprende e risponde semplicemente a quello che è il desiderio di Gesù: è questa la parte buona!

Parte “buona” – non parte “migliore” – è un primato, non una alternativa, per tutti, non per qualcuno: non ascolto o servizio, ma ascolto prima di tutto, come presupposto del servizio e sua condizione. Se non ascolto e quindi non conosco colui che voglio servire, in realtà servo me stesso e il mio sentire!

Accogliere è adeguarsi a quello che l’altro è e mi porta, spesso è ricevere ancor prima che dare.

Ospite si usa per chi è ospitato e per chi ospita: accogliere è anche lasciarsi accogliere.

Accogliere il Signore è la parte meno problematica, spesso è espansione e realizzazione di sé, perché il Signore accoglie le nostre modalità, ci lascia essere quello che siamo, costruisce così la comunione.

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Ma amare il Signore va concretizzato nella relazione con la sorella o il fratello, accettando il suo “altro modo” di rapportarsi al Signore che diventa anche relazione altra con me. Senza misurarlo, altrimenti l’altro non è aiuto ma fattore di isolamento, di solitudine.

“Mi ha lasciata sola…” e tu non intervieni, non ti importa, accetti! Così anche il Signore diventa un’ulteriore incomprensibile alterità, che mi lascia in una solitudine ancora più grande! Cosa farà Marta? Cosa faccio io?

fratel Daniele

Per gentile concessione del Monastero di Bose.

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