Alla domanda (tuttora attuale) su cosa fare per aver la Vita Eterna, Gesù risponde in maniera chiara e puntuale: “Cosa sta scritto nella Legge?”; ma soprattutto continua col porre una domanda che potrebbe essere considerata l’emblema della sua Missione: “Come la leggi?”.
Perché in effetti è stato mandato dal Padre proprio per questo: far chiarezza sulle Scritture. Le leggi per la Salvezza erano già state rivelate al popolo d’Israele, ma non erano state ben capite; così come oggi (dopo secoli), pur avendole (forse) meglio capite, fatichiamo a metterle in pratica.
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All’epoca il concetto di prossimo non era proprio chiaro: era normale che un sacerdote o un levita (le élite religiose del tempo) non prestassero attenzione ad “un poveraccio” per strada e a farlo invece erano solo “altri miserabili”, in questo caso i Samaritani (gli eretici, gli impuri). Gesù invece sottolinea che nelle scritture, si parla del prossimo senza nessuna distinzione.
Per noi oggi chi è il nostro prossimo è, in parte, più chiaro: come singoli, come collettività abbiamo imparato a prestare attenzione ai più bisognosi, agli emarginati, ad aiutarli. Siamo ancora lontani, però, dal considerare come prossimo ed aver compassione di quelli che ci si pongono come nemici. Quello è cosa rara. E fino a quando non avremo fatto quest’altro passo in avanti, a partire dal nostro piccolo, ci saranno inevitabilmente guerre, conflitti, sopraffazioni.
Per Riflettere
Incontrare il prossimo è sempre una ricchezza, anche quando ci appare come una minaccia. Anzi, è proprio in quell’incontro che dobbiamo mettere più energie in modo da superare le barriere umane dell’incomprensione e lasciare spazio alla compassione delle rispettive fragilità. Perché poi alla fine, come noi, “se non son gigli, son pure sempre figli, vittime di questo mondo”.
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
