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Sr. Mariangela Tassielli – Commento al Vangelo di domenica 4 ottobre 2026 per bambini/ragazzi

«Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi» (Is. 5,7). È il versetto con cui si chiude la Prima lettura di questa XXVII domenica del Tempo Ordinario e sono parole che continuano a rimbombare nella testa e nel cuore.

E non può essere diversamente. Il mondo sta bruciando. Migliaia di donne e bambini continuano a fare di guerre, fame, violenza, distruzione, povertà la loro normalità, la loro quotidianità. E io non riesco a non pensare a quanto il Signore Dio abbia fatto per noi, per noi che crediamo, per noi che viviamo di Vangelo, per noi che domenica dopo domenica ascoltiamo la sua parola e ci nutriamo del suo corpo.

Lui per noi ha dato tutto sé stesso perché la nostra vita fosse fertile, libera, sciolta dalla morte, possibile.
Siamo come quella vigna che il profeta Isaia descrive: custoditi, amati, salvati, riconciliati.
Lui ci ha resi e ci rende fertili, belli.
Possiamo dare frutto.
Possiamo rendere il mondo bello.
Possiamo arricchire quel pezzo di Terra in cui viviamo con parole buone, liberanti, costruttive, portatrici di luce, riparatrici di brecce.
Possiamo far germogliare il bene se freniamo i gesti di morte, la violenza anche verbale, l’irascibilità, l’individualismo, l’autocommiserazione.

Gesù, donato per noi, è la nostra possibilità di fare tutto questo.
Ma siamo chiamati a farlo. E scegliere di farlo dice qualcosa di noi: dice se siamo ancora vigna che può o vuole dare frutto. Dice se siamo ancora vigna che Dio può trasformare in dono. Dice se crediamo davvero che Dio può ancora insegnarci a vivere, come vivere, chi essere per il mondo.

Dio si attende da noi giustizia.
Dio si attende da noi rettitudine.
Dio si aspetta che quel Vangelo che ascoltiamo, in cui crediamo, diventi scelte concrete e quotidiane.

È questo che darebbe forza e verità anche all’eucaristia che celebriamo.
Proviamoci! Senza scoraggiarci! Senza mollare!
Proviamo a fare la differenza.
Facciamoci carico del sangue innocente.
Diamo tempo per lasciarci disturbare dalle grida degli oppressi.
E poi scegliamo.
Scegliamo di compiere gesti piccoli, ma significativi, che possano davvero portare scintille di luce nel troppo buio.

Per gentile concessione di Sr. Mariangela, dal suo sito cantalavita.com

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