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Comunità Kairos – Commento al Vangelo di domenica 4 ottobre 2026

Domenica 25 Maggio 2025 - VI DOMENICA DI PASQUA - ANNO C
Commento al brano del Vangelo di: Gv 14,23-29

Data:

La parabola dei vignaioli omicidi ci introduce nel cuore del confronto serrato tra Gesù e le autorità religiose del suo tempo a Gerusalemme.

Attraverso l’allegoria della vigna, il testo traccia la storia della salvezza, smascherando ancora una volta le resistenze umane all’amore di Dio e aprendo alla promessa di un nuovo popolo.

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Dopo essere entrato nella città santa di Gerusalemme in mezzo ad acclamazioni (cf. Mt 21,1-11) e aver compiuto il gesto della cacciata dei commercianti dal tempio (cf. Mt 21,12-17), Gesù torna nel tempio per annunciare con parabole la venuta del regno dei cieli.

Il brano di questa domenica è in diretta prosecuzione con quello della scorsa domenica. Siamo di fronte a un’altra parabola che evoca una vigna, come già quella ascoltata domenica scorsa (cf. Mt 21,28-32), e in prima istanza è indirizzata a quei sacerdoti e anziani del popolo che erano venuti a contestare Gesù interrogandolo sulla sua autorità, sull’origine della sua missione (cf. Mt 21,23-27), per poi interrogare ognuno di noi sul senso che viene dato alla nostra relazione con Dio e con il mondo che ci è affidato.

L’immagine della vigna era ben conosciuta da Gesù e dai suoi ascoltatori, perciò, non appena Gesù inizia la parabola dicendo che “un padrone aveva piantato una vigna”, i presenti capiscono subito di cosa si tratta: è una storia su Dio e su Israele, sua vigna.

Il primo elemento di riflessione che ci viene offerto è legato alla cura del padrone: l’uomo pianta la vigna, la recinta con una siepe, scava un torchio e costruisce una torre. Compie ogni gesto necessario per proteggerla e renderla fruttuosa, mostrando una profonda fiducia verso i contadini a cui la affida in affitto prima di partire.

Come è noto la vigna è un tipo di coltivazione che implica anni di lavoro, richiede cura e amore, esige un rapporto stabile e pieno di attenzione verso di essa da parte del vignaiolo. Proprio questo legame duraturo, questa vera e propria alleanza tra la vigna e il vignaiolo, generano un amore profondo ed appassionato da parte di chi lavora per la “sua” vigna.

Sono queste le ragioni per cui già i profeti avevano intravisto nell’amore tra vignaiolo e vigna una narrazione dell’amore tra Dio e il suo popolo ed erano ricorsi all’immagine della vigna per esprimere il rapporto di alleanza: una storia tormentata ma piena di amore tra il Signore e la sua proprietà. Analogamente ai vignaioli sarebbe richiesta la stessa cura, così da essere come un prolungamento dell’amore di Dio che non lascia spazio al possesso.

Di contro, la reazione dei contadini al tempo del raccolto fa emergere tutta la violenza e l’ingratitudine di cui può essere capace l’uomo. I vignaioli, infatti, rispondono con violenza sistematica:

  • percuotono
  • uccidono
  • lapidano

e la scena si ripete con un secondo gruppo di inviati dal padrone, segno che non si tratta di un comportamento isolato ma di una interpretazione viziata del proprio ruolo che si reitera.

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I vignaioli, infatti, pretendono di appropriarsi di ciò che appartiene a Dio: la vita, i talenti e le relazioni, tutto il creato ci sono affidati come un dono da far fruttificare, non come un possesso assoluto. Cadiamo nella stessa trappola ogni qual volta escludiamo Dio dalle nostre decisioni per sentirci unici padroni del nostro destino. Nella reazione dei vignaioli emerge l’eterna tentazione dell’uomo di volersi sostituire a Dio.

Ciononostante, il padrone non si arrende di fronte all’uomo che vuole troncare nella violenza una relazione di cura e di servizio e anzi rilancia in termini di amore, tanto da mandare il proprio figlio, pensando che almeno per lui avrebbero avuto rispetto. Ma i vignaioli, intravedendo la possibilità di usurpare l’eredità, lo cacciano fuori dalla vigna e lo uccidono, dando per l’ennesima volta prova di non accettare la relazione con il padrone.

Ancora una volta, rimaniamo sorpresi dalla pazienza di Dio nei confronti dell’uomo (v. 42): le parole di Gesù, infatti, non contemplano l’abbandono della vigna (come nel finale del brano di Isaia), ma vanno in un’altra direzione: Dio salva il mondo attraverso lo scandalo di un Messia impotente e crocifisso (cfr. 1Cor 1,17-25), ribaltando le logiche dell’uomo, rimanendo fedele alla sua cura per le sue creature al di là di che cosa di buono o sbagliato possa fare l’uomo.

Commento di Luisa – Comunità Kairòs

Per gentile confessione della Comunità Kairos.