LA PIETRA SCARTATA E LA VIGNA AFFIDATA
La santità non passa mai di moda. Oggi, domenica del Signore, la liturgia prevale sulla memoria di san Francesco d’Assisi. E tuttavia non possiamo non spendere una parola sul Poverello, soprattutto mentre ci avviciniamo all’VIII centenario della sua morte.
Francesco è morto, ma è ancora vivo il suo Vangelo vissuto, ancora viva la sua testimonianza, ancora attuale il suo invito a seguire Gesù Cristo crocifisso, nella povertà, nell’umiltà e nell’amore. La vita dei santi non passa mai di moda. La santità, infatti, non appartiene soltanto al passato: si declina nel presente e continua a provocarci. Francesco, in questo senso, ci aiuta a leggere il Vangelo di oggi: non scartare il fondamento, non scartare la pietra d’angolo.
- Pubblicità -
La vigna non è nostra. La parabola della vigna non è un racconto astratto. Dentro questa vigna c’è la storia dell’umanità, c’è la nostra storia. Il padrone è Dio; la vigna è il mondo, è il popolo che Dio ama; i vignaioli siamo noi, chiamati a custodire, lavorare e portare frutto. Il dramma nasce quando chi ha ricevuto la vigna in custodia comincia a considerarla una proprietà privata. I servi del padrone vengono insultati, bastonati, uccisi. Sono i profeti, gli inviati di Dio, coloro che hanno avuto il coraggio di pronunciare parole scomode. Perché chi ama, quando è necessario, sa pronunciare anche parole scomode. Non per ferire, ma per risanare. Non per condannare, ma per salvare. Dio parla con forza quando si accorge che la sua vigna rischia di diventare sterile e desolata. La sua parola ci costringe a fermarci e a domandarci dove siamo finiti, per colpa o per negligenza. Il problema, allora, non è soltanto se portiamo frutto. Il problema è a chi consegniamo il frutto della nostra vita. La vigna non è nostra. La vita non è nostra. La comunità non è nostra. Il ministero non è nostro. I doni che abbiamo ricevuto non sono nostri. Tutto ci è stato affidato perché diventi frutto per Dio e per gli altri. Il Figlio che viene scartato. E qui appare la pazienza di Dio. Quante volte avrebbe potuto abbandonarci! E invece manda ancora i suoi servi, ancora i suoi profeti, ancora la sua Parola. E infine manda il Figlio. Ma il Figlio viene preso e ucciso, «fuori della vigna». È il paradosso della storia della salvezza: Dio viene scartato proprio da coloro ai quali aveva affidato la sua vigna. Gesù allora pone una domanda: «Quando verrà il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli ascoltatori rispondono con sicurezza, condannando quei vignaioli. Ma Gesù rovescia la prospettiva: i vignaioli siete voi! È qui che la parabola diventa personale. Non possiamo ascoltarla pensando soltanto agli altri. Non riguarda soltanto i capi del popolo, i sacerdoti, i potenti di allora. Riguarda noi. Ogni volta che ci impossessiamo di ciò che ci è stato affidato, ogni volta che trasformiamo il servizio in potere, la responsabilità in possesso, la comunità in territorio personale, rischiamo di dimenticare che la vigna appartiene a Dio.
Cristo, la pietra d’angolo. E il Vangelo ci conduce ancora più in profondità: «La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo». La pietra scartata è Cristo. E qui Francesco diventa, per noi, una testimonianza luminosa. Francesco non ha scartato Cristo perché troppo esigente, troppo povero, troppo crocifisso. Al contrario, ha riconosciuto nel Crocifisso la pietra d’angolo della propria esistenza. Ha scelto la piccolezza quando il mondo cercava la grandezza; la povertà quando si cercava il possesso; il servizio quando si cercava il potere; la fraternità quando prevaleva la divisione.Per questo Francesco continua a parlarci. La santità non consiste nel fuggire dal nostro tempo, ma nel vivere il Vangelo dentro il nostro tempo. È lasciare che Cristo diventi davvero la pietra d’angolo della nostra vita.
Non scartare nessuno. Dio, ci ricorda la Parola di questa domenica, accetta persino di essere scartato da noi senza smettere di prendersi cura di noi. La sua pazienza non è indifferenza; la sua misericordia non è debolezza. È l’amore che continua a bussare alla porta anche quando quella porta è stata chiusa. E allora possiamo guardare anche alle tante «pietre scartate» della nostra storia: persone scartate, vite considerate inutili, poveri lasciati ai margini, uomini e donne feriti dal nostro egoismo, terre devastate, relazioni abbandonate. Solo guardando a Cristo, la pietra scartata diventata pietra d’angolo, possiamo imparare a non scartare nessuno. E forse questa è una delle domande più vere che il Vangelo ci consegna oggi: Che cosa sto facendo della vigna che Dio mi ha affidato? La sto custodendo o me ne sto appropriando?Sto portando frutto o sto trattenendo tutto per me? E soprattutto: Cristo è davvero la pietra d’angolo della mia vita, oppure anch’io rischio di scartarlo? San Francesco ci risponde con la sua vita: non si tratta di avere Cristo soltanto sulle labbra, ma di lasciarlo diventare forma della nostra esistenza. Perché la vigna torni a dare frutto, perché la terra scartata possa rifiorire, perché nessuno venga lasciato fuori, occorre tornare alla pietra d’angolo. Cristo. E davanti a Lui, anche noi possiamo ritrovare fiducia, imparando nuovamente ad affidarci, a servire, a custodire e ad amare.
Per gentile concessione di don Vincenzo Leonardo Manuli
Link all’articolo del suo blog
Don Vincenzo è nato il 7 giugno 1973 a Taurianova. Dopo la laurea in Economia Bancaria Finanziaria ed Assicurativa nell’Università Statale di Messina conseguita nel 1999, ha frequentato il Collegio Capranica a Roma dal 2001 al 2006. Ha studiato filosofia e teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma dal 2001 al 2006 retta dai padri gesuiti della Compagnia di Gesù. […]

