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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 28 settembre 2026

I discepoli non capiscono le parole del Maestro, quel suo consegnarsi nelle mani degli uomini, quel correre il rischio di lasciarsi manipolare. Ma non hanno il coraggio di chiedere spiegazione, forse perché intuiscono che quella misura supera ogni immaginazione, forse perché temono che, se prese sul serio, quelle parole destabilizzano.

Allora parlano d’altro, anzi, davanti al Dio che si fa servo, giustamente, parlano di come trarre vantaggio da quella situazione. Ridicoli. E tragici.

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Come siamo noi quando, figli di questo Dio che lava i piedi ai discepoli, ci mettiamo a sgomitare per avere visibilità nella comunità, sui social, cercando (santi) applausi.

E Gesù, tenero e immenso Gesù, invece di irritarsi, invece di sconfortarsi, ancora si mette a insegnare. Non lo fa direttamente, non li confronta, non li pone davanti alle loro scriteriate opinioni, prende un bambino, lo indica come modello.

Accogliere i piccoli, accogliere la piccolezza che portiamo in noi stessi, fare la differenza senza imitare le logiche discutibili del mondo.

E questa logica, del farsi piccoli, del sapersi stupire, del non aspirare a cose troppo grandi, ha, come conseguenza, da subito, il fatto di:

  • non ergere steccati
  • non sentirsi migliori
  • non rilasciare patentini di discepolato
  • appartenenza

La logica del non permettere a chi non è dei nostri di:

  • annunciare
  • guarire
  • liberare

Va bene tutto, dice il Signore, un albero si vede dai frutti, quindi, se ci sono delle persone che vivono il Vangelo anche senza saperlo, va bene.

Così è Dio, sempre libero, sempre positivo, sempre pronto a non spegnere il lumignolo fumigante, a non spezzare la canna incrinata, sempre pronto a vedere il positivo.

Sta a noi, ora, convertire il nostro cuore, aderire alla sua missione, alla sua visione delle cose, al suo sogno. Anche se ancora non capiamo tutto, anche se certe affermazioni ci appaiono impossibili, anche se il nostro uomo vecchio deve ancora convertirsi.

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+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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