I discepoli discutevano su chi fosse il più grande tra loro. Gesù non risponde alla domanda, la ribalta, la svuota. Prende un bambino, lo mette accanto a sé e dice: «Chi accoglie questo fanciullo nel mio nome, accoglie me. Il più piccolo tra tutti voi, è il più grande».
Nel mondo antico il bambino non era simbolo di innocenza ma di irrilevanza sociale: non aveva diritti, non aveva peso, non contava. Gesù dice: quello è il criterio. «Chi invece è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande».
Il più grande è chi accoglie il più piccolo. La grandezza cristiana non si misura con il potere, la visibilità, l’influenza. Si misura con la disponibilità a farsi piccoli, a servire, ad accogliere chi non conta.
La domanda che questo vangelo lascia è scomoda: nella mia vita, mi misuro con i grandi o con i piccoli? Con chi può darmi qualcosa in cambio, o con chi non ha nulla da offrire?
Per Riflettere
Giovanni voleva fermare chi faceva del bene perché non era “dei loro”. Quanto sono capace di riconoscere il bene fatto da persone o gruppi diversi dal mio?
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FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
