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p. Alessandro Cortesi op – Commento al Vangelo di domenica 27 settembre 2026

La parabola dei due figli presenta un padre che chiede di andare a lavorare nella vigna: il primo rispose ‘Si, signore’, ma non andò, l’altro rispose ‘non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò’.

La parabola si situa in una parte del vangelo in cui si accentua la polemica riguardo all’autorità di Gesù: con quale autorità fa quello che sta facendo? E’ l’accusa rivolta dalle classi dirigenti che detengono il potere e l’autorità anche religiosa. Chiedono a Gesù di esibire i titoli, l’abilitazione a compiere ciò che sta facendo.

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Gesù risponde: Giovanni il Battista aveva i titoli per battezzare? Gesù inizia a raccontare allora una parabola per dire che importante è l’agire, la prassi della vita. Questa parabola parla di un cammino, di un andare innanzitutto un movimento interiore, di disponibilità, di apertura a lasciarsi smuovere e spingere da una domanda e da un invito. I due figli rispondono in modo diverso alla richiesta del padre ad andare, a lavorare. Matteo presenta atteggiamenti che sono contraddittori in se stessi: il primo risponde ‘sì’, ma poi non va, il secondo invece dapprima dice ‘no’ e poi invece si mette in cammino, anche lui diviene qualcuno che va, che cammina.

Matteo insiste nel suo vangelo sull’importanza del seguire Gesù non solo a parole ma nel fare la volontà del Padre: “Non chiunque mi dice Signore Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli… chiunque ascolta le mie parole e le mette in pratica è simile ad un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia” (Mt 7,21-24). Ascoltare e ‘fare’ la parola del Padre è la via da seguire. L’immagine della casa sulla roccia esprime questo: ascoltare la parola e compierla nelle scelte della vita è cammino che Gesù chiede in contrasto con una religiosità che si limita a parole vuote o vaghi sentimenti. Gesù richiama l’esperienza di chi vive un autentico cambiamento e si lascia provocare dalla sua chiamata.

Dicendo questo si rivolge a coloro che comandano e si ammantano di parole a cui non corrisponde un orientamento della vita. Critica una religione dell’ipocrisia e della falsità. Richiama anche alla sincerità del linguaggio di fronte alla parola di Dio. Chiede di essere vigili nel cogliere i movimenti profondi e segreti dei cuori, nel non fermarsi a giudicare dalle apparenze. Ma oltre a questi inviti presenta un’altra prospettiva che riguarda il volto di Dio: con la sua venuta rivolta a tutti, senza emarginazioni o separazioni c’è per tutti una chiamata ad accogliere l’invito ad entrare nel regno dei cieli con una decisione che coinvolge l’esistenza. Per questo – egli dice – ‘i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio’. Tanti di fronte a lui si sono sentiti toccati e smossi dalle sue parole e hanno provato un sussulto di speranza e vita nuova, scoprendo così la possibilità di ricominciare. Pubblicani e prostitute, i lontani, si sono messi in cammino, si sono sentiti toccati e si sono lasciati coinvolgere. Loro senza titoli e senza ruoli predefiniti. C’è per contro un atteggiamento di coloro che dicono parole religiose ma senza coinvolgimento della vita e caricano fardelli sulle spalle degli altri.

C’è una conversione che diviene cammino aperto, passare ad un modo nuovo di pensare a Dio e scoprire il suo sguardo di amore su di sé. La vera conversione sta nell’affidarsi ad una offerta di vita che va oltre i nostri pensieri e le stesse speranze: ‘i pubblicani e le prostitute hanno creduto alla predicazione di Giovanni – dice Gesù – voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli’. Giovanni aveva trovato rifiuto dai religiosi ed accoglienza nei lontani. Giovanni aveva predicato chiamando a cambiare direzione e mentalità, per mettersi in cammino in modo nuovo. Gesù indica una via di misericordia e chiede di seguirlo.

Per gentile concessione di p. Alessandro – dal suo blog.

p. Alessandro Cortesi op

Sono un frate domenicano. Docente di teologia presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose ‘santa Caterina da Siena’ a Firenze. Direttore del Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’ a Pistoia.
Socio fondatore Fondazione La Pira – Firenze.