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Da Francesco a Padre Pio: le ferite che parlano d’amore

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Il 23 settembre la Chiesa celebra la memoria liturgica di san Pio da Pietrelcina, una delle figure più amate della spiritualità cristiana contemporanea. Quest’anno la sua festa assume un significato particolare, perché si inserisce nelle celebrazioni per l’ottavo centenario del pio transito di san Francesco d’Assisi, morto alla Porziuncola nella sera del 3 ottobre 1226.

Ottocento anni dopo, il messaggio del Poverello continua a parlare alla Chiesa e al mondo. Papa Leone XIV, nella Lettera indirizzata alla Famiglia Francescana in occasione dell’apertura dell’VIII Centenario, ha ricordato Francesco mentre andava incontro a «sorella morte» come un uomo pacificato, auspicando che il suo messaggio di pace possa trovare «eco profonda nell’oggi della Chiesa e della società». In un tempo ancora segnato da conflitti e divisioni, il Pontefice ha indicato nel Santo di Assisi un testimone capace di insegnare ancora oggi a costruire ponti e a cercare in Cristo la sorgente della riconciliazione.

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Dentro questo particolare anno francescano acquista un significato ancora più intenso la festa di Padre Pio. Francesco d’Assisi e Pio da Pietrelcina sono separati da quasi sette secoli di storia, eppure esiste tra loro un legame profondo che va oltre la comune appartenenza alla famiglia francescana: entrambi hanno posto Cristo al centro della propria esistenza, fino a portare nella carne i segni della sua Passione.

San Francesco ricevette le stimmate alla Verna nel settembre del 1224. Padre Pio le ricevette il 20 settembre 1918, a San Giovanni Rotondo. Due esperienze lontane nel tempo, che rimandano però allo stesso mistero: Cristo crocifisso.

Proprio sul significato delle stimmate è tornato nei giorni scorsi mons. Nunzio Galantino, già presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, che il 20 settembre ha presieduto a San Giovanni Rotondo la Santa Messa delle ore 18.00, nel settimo giorno della Novena in preparazione alla festa di san Pio e nella commemorazione dell’impressione delle stimmate del Santo di Pietrelcina.

Come ha sottolineato mons. Galantino, le stimmate non possono essere ridotte alla ricerca dello straordinario o alla curiosità per un fenomeno difficile da spiegare. Prima delle ferite sulle mani, sui piedi e sul costato viene un’esistenza che progressivamente si lascia conformare a Cristo. Guardare alle stimmate significa allora andare oltre il segno visibile per arrivare a ciò che quel segno indica: l’amore di Cristo che sulla Croce si dona interamente all’uomo.

È in questa prospettiva che può essere letta l’intera vita di Padre Pio. Le stimmate non furono un elemento isolato della sua esperienza. Accanto ad esse troviamo la celebrazione quotidiana dell’Eucaristia, le lunghe ore trascorse nel confessionale, la preghiera, la direzione spirituale, l’ascolto di quanti arrivavano da lui portando sofferenze, domande e speranze.

Lo aveva sottolineato anche il compianto Papa Francesco quando, il 17 marzo 2018, si recò pellegrino a Pietrelcina e a San Giovanni Rotondo nel centenario dell’apparizione delle stimmate permanenti e nel cinquantesimo anniversario della morte del Cappuccino. A Pietrelcina ricordò come Francesco Forgione avesse imparato proprio nella sua terra a pregare e a «riconoscere nei poveri la carne del Signore», crescendo nella sequela di Cristo fino a diventare fra Pio.

A San Giovanni Rotondo, Papa Francesco indicò poi tre parole attraverso le quali leggere l’eredità di Padre Pio: «preghiera, piccolezza, sapienza». Ricordò il posto centrale occupato dalla preghiera nella vita del Santo e il suo instancabile ministero della riconciliazione, definendolo «un apostolo del confessionale». Nella stessa visita il Pontefice raggiunse Casa Sollievo della Sofferenza, incontrò gli ammalati, venerò il corpo di san Pio e sostò davanti al Crocifisso delle stimmate.

E proprio Casa Sollievo della Sofferenza, fortemente voluta da Padre Pio, mostra come la contemplazione del Crocifisso non possa rimanere separata dalla vita concreta. La sofferenza dell’altro chiede vicinanza, cura, ascolto. Le ferite contemplate in Cristo conducono inevitabilmente alle ferite dell’uomo.

Ma parlare di Padre Pio significa anche tornare in Campania, alla terra nella quale tutto ebbe inizio. Francesco Forgione nacque a Pietrelcina, nel Beneventano, il 25 maggio 1887. A Morcone iniziò il noviziato tra i Frati Minori Cappuccini, assumendo il nome di fra Pio; a Benevento, il 10 agosto 1910, ricevette l’ordinazione sacerdotale.

Prima di diventare per il mondo Padre Pio da Pietrelcina, fu dunque figlio di questa terra. Crebbe in una famiglia semplice, in un ambiente prevalentemente contadino, dove la fede apparteneva alla vita quotidiana. Papa Francesco, proprio durante la visita del 2018, ricordò significativamente che Padre Pio «mai rinnegò il suo paese, mai rinnegò le sue origini, mai rinnegò la sua famiglia».

Da un piccolo centro del Sannio sarebbe partito un frate capace di richiamare a San Giovanni Rotondo uomini e donne provenienti da ogni parte del mondo. Eppure, dietro la fama, Padre Pio rimase essenzialmente ciò che aveva scelto di essere: un frate francescano e un sacerdote, uomo dell’Eucaristia, della confessione e della preghiera, vicino a chi soffriva nel corpo e nello spirito.

Nell’anno in cui ricorrono gli ottocento anni dal pio transito di san Francesco, il legame tra il Poverello di Assisi e il frate di Pietrelcina appare allora ancora più eloquente. Francesco morì nudo sulla nuda terra, dopo avere cercato per tutta la vita di conformarsi al Vangelo. Padre Pio, secoli dopo, visse la stessa appartenenza francescana attraverso una forma propria di sequela, segnata dalla preghiera, dal ministero sacerdotale e dalla partecipazione alla Passione di Cristo.

Le loro stimmate non sono un invito a cercare il dolore. Dicono, piuttosto, che Dio non rimane lontano dalla sofferenza dell’uomo. Il Crocifisso che Francesco e Padre Pio hanno contemplato è il Cristo che entra nelle ferite dell’umanità e le attraversa con il suo amore.

E le stimmate dell’uomo contemporaneo sono molte, anche quando non si vedono: la malattia e la solitudine, le famiglie ferite, gli anziani dimenticati, la povertà, le guerre, la perdita del lavoro e della speranza, il dolore custodito nel silenzio che spesso nessuno riesce a riconoscere.

A ottocento anni dalla morte di san Francesco, nel giorno in cui la Chiesa celebra la memoria liturgica di san Pio da Pietrelcina, la testimonianza di questi due figli della grande famiglia francescana continua così a interpellarci. Le ferite non hanno l’ultima parola quando qualcuno sceglie di fermarsi accanto a chi soffre. Francesco e Padre Pio ci ricordano che proprio lì, dove l’uomo è più fragile e ferito, l’amore cristiano è chiamato a farsi presenza, consolazione e speranza.

Don Lucio D’Abbraccio