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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 11 settembre 2026

Chi o cosa sto seguendo? Chi è la mia guida, il mio maestro?

Lo so, lo so, siamo tutti pronti a dire: io non ho maestri! Come se questa cosa fosse una conquista, qualcosa di eroico ed esemplare.

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Ma non è così, non nasciamo imparati, siamo costretti dalla vita a farci aiutare, a guardare, a lasciarci condurre. Dipende solo da chi seguiamo.

Forse siamo di quelli che si lasciano andare al proprio carattere, che vivono come riescono, che vanno dove porta il cuore, le passioni, l’istinto… va bene, ci sta.

O, più spesso, se non proprio le mode, seguiamo l’approvazione degli altri, ciò che riteniamo sia bene accetto, ciò che dona lustro e visibilità.

O, forse, seguiamo quanto ci hanno insegnato in famiglia, cercando di adeguarci all’immagine di noi stessi che hanno gli altri.

Va bene tutto, sia chiaro, non esistono altri modi di esistere. Solo, dice il Signore, valuta se, per caso, chi sta guidando sia lui per primo uno che non sa dove andare.

Ed è esattamente la triste sensazione che abbiamo in questi tempi in cui, sostanzialmente, il mondo sembra accecato dalla bramosia, dalla sete di potere, da modelli di visibilità discutibili, da ostentazione.

Perché il rischio è, sul serio, quello di finire entrambi, noi e coloro che seguiamo, in un baratro, ciechi che conducono altri ciechi.

Forse è meglio seguire il pastore che conduce a pascoli erbosi, che sa dove andare, che ci porta al Padre.

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E seguendo il Maestro, dice Gesù, impareremo a condurre gli altri, non nel senso narcisistico di diventare dei guru spirituali, ma nel poter indicare quanto abbiamo sperimentare.

Perché da sempre e per sempre il cristianesimo rimarrà un vieni e vedi.

Attenti, però, a non montarci la testa. Possiamo indicare agli altri solo quanto noi per primi viviamo o cerchiamo di vivere, senza ergerci a supponenti maestrine, notando i difetti degli altri senza accorgerci dei nostri clamorosi errori.

Allora, consapevoli dei nostri limiti, guaritori feriti, sapremo indicare ad altri chi sa condurre, il Signore Gesù.Non siamo, insomma, particolarmente bravi ma intensamente compassionevoli con noi stessi e con gli altri.Una logica diversa e folle, quella vissuta e poi proposta da Gesù, che accende in noi il desiderio intenso dell’Assoluto.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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