Due immagini. Prima quella del cieco che guida un altro cieco: non per malevolenza, ma per ignoranza. Non sa di non vedere, ed è questo il pericolo più grande. Poi quella della trave e della pagliuzza: un’immagine volutamente forte, un’esagerazione che smonta ogni pretesa di essere giudici obiettivi degli altri.
«Ipocrita!», dice Gesù. L’ipocrita non è necessariamente chi mente consapevolmente: è anche chi recita una parte senza saperlo, chi si vede diverso da com’è. Chi nota nitidamente il difetto altrui e non si accorge della trave nel proprio occhio. C’è qualcosa di profondamente vero in questa osservazione: spesso siamo più decisi nel vedere le mancanze degli altri proprio là dove noi stessi siamo più fragili.
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Ma Gesù non si ferma alla critica: «Togli prima la trave dal tuo occhio, e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello». L’invito non è a smettere di aiutare gli altri, ma a fare prima il lavoro su di sé.
È un invito al discernimento. Chi discerne parte da sé: conosce il peso di quella trave, sa quanto sia difficile liberarsene, e da quella consapevolezza nasce una compassione che trasforma l’intervento sull’altro.
Per Riflettere
Aprirsi alla misericordia significa anche avere il coraggio di guardarci a fondo, di vedere la trave che è dentro di noi, prima della pagliuzza negli occhi dei nostri fratelli. Siamo capaci di fare sincero discernimento?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
