«Amate i vostri nemici». È forse il comando più difficile del Vangelo, quello che più nettamente separa il messaggio di Gesù da qualsiasi altra etica del mondo. Non si tratta di un sentimento, è proprio difficile provare affetto per chi ci ha fatto del male. Si tratta di una decisione, di un atto di volontà che sceglie il bene dell’altro anche quando ogni istinto va nella direzione opposta.
Gesù non è ingenuo: sa che ci sono persone che percuotono, che strappano, che chiedono senza restituire. Non minimizza il male subito. Ma propone una risposta che rompe la catena: la scelta di non lasciare che la logica del male detti le regole del gioco. «Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso». La vera novità è amare quando l’amore non è dovuto.
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Gesù non condanna la reciprocità, è umana e spesso bella. Ma indica qualcosa di più grande: l’amore che non si aspetta il niente in cambio, che non smette quando l’altro smette, che rimane anche quando sarebbe ragionevole andarsene. Questo è il salto qualitativo del Vangelo, la novità che non si può ridurre a buona educazione o altruismo naturale.
Per Riflettere
«Date e vi sarà dato». Non come “do ut des”, ma come legge del Regno: chi si apre al dono scopre di essere riempito da un dono ancora più grande.
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
