Mi accuso pubblicamente, che resti scritto nero su bianco, che queste mie parole rimangano scritte a imperitura memoria: sono propenso a strappare questa pagina di Vangelo che considero folle e irritante.
Perché se le prendiamo sul serio, le parole che esplicitano in Luca le beatitudini, c’è da rimanere perplessi e interdetti.
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Dai, siamo onesti, non facciamo i finti tonti: sul serio Gesù ci chiede di porgere l’altra guancia, di donare la tunica a chi ci ruba il mantello, di amare i nemici, di fare del bene a quelli che ci odiano?
Non ce la posso fare, ma nemmeno per sbaglio. Altro che amare i nemici, io manco saluto chi mi sta antipatico!
Dobbiamo prendere sul serio queste pagine paradossali perché Gesù non ci chiede di farci massacrare o di lasciare prevalere il malvagio e il violento (anche quello che portiamo nel cuore) ma di fare la differenza.
Perché, come ci dice sorridendo, se alla fine:
- amiamo chi ci ama
- salutiamo chi ci saluta
- imprestiamo i soldi da chi certamente ce li restituirà
cosa facciamo di così straordinario?
Ed è vero, il rischio di ridurre il cristianesimo a buon senso esiste da sempre. Cristiani, certo, ma senza esagerare.
Invece il Signore ci chiede di osare, di immaginare altro, di rompere la catena dell’azione/reazione, del prevalere di umori e simpatie, di arginare la violenza con la non-violenza.
E non lo facciamo sforzandoci, imponendoci qualcosa di illogico, eccessivo, irrazionale, impossibile. Lo facciamo imitando Dio, lasciandoci amare, lasciando il nostro cuore tracimare.
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Io non sono capace ma Dio, se lo accolgo, se mi abbandono alla sua logica, è in grado di farlo in me.
Non auguro conversione e felicità al mio nemico perché mi sento più buono ma perché sono figlio del Dio che fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Perciò se Matteo conclude la pagina delle beatitudini chiedendoci di essere perfetti come il Padre, Luca lo corregge chiedendoci di imitare, della perfezione di Dio, la misericordia.
Non siamo, insomma, particolarmente bravi ma intensamente compassionevoli con noi stessi e con gli altri.Una logica diversa e folle, quella vissuta e poi proposta da Gesù, che accende in noi il desiderio intenso dell’Assoluto.
+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++
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