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don Fabio Rosini – Commento al Vangelo di domenica 13 settembre 2026

L’arte di guadagnare il fratello: la correzione fraterna

Nel cammino della nostra vita quotidiana, ci troviamo spesso di fronte a nodi relazionali complessi e a ferite che sembrano difficili da rimarginare. La tentazione di alzare barricate, di calcolare rigidamente torti e ragioni o di stabilire una “quota massima” oltre la quale il perdono non è più concesso, appartiene alla natura umana e al nostro bisogno istintivo di protezione. Tuttavia, quando la logica del mero calcolo guida le nostre relazioni, finiamo per rimanere prigionieri del risentimento e della rigidità.

Il tema del perdono non è una semplice raccomandazione morale o un vago sentimentalismo, ma una questione radicale che tocca la struttura profonda della nostra esistenza e del nostro rapporto con Dio. In questo contesto spirituale, la riflessione sulle letture bibliche non si limita a proporre un ideale astratto, ma ci invita a compiere una vera e propria rivoluzione di prospettiva: spostare lo sguardo dal debito che gli altri hanno verso di noi alla gratitudine per quanto noi stessi abbiamo gratuitamente ricevuto.

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Nelle righe che seguono, esploreremo il commento di don Fabio Rosini al Vangelo della XXIV Domenica del Tempo Ordinario (13 settembre 2026), incentrato sul brano di Matteo (capitolo 18) e la celebre domanda di Pietro sul “quante volte” perdonare. Attraverso l’analisi della parabola del servo spietato, Don Fabio ci guida a comprendere come la capacità di rimettere i debiti ai fratelli non nasca dallo sforzo umano, ma dalla memoria viva della misericordia e della grazia che Dio riversa costantemente su ciascuno di noi.

Continua dopo il video.

Ascolta il commento

Approfondiamo il commento di don Fabio.

Nel suo commento al Vangelo di Matteo (Mt 18,21-35) per la 24ª Domenica del Tempo Ordinario, don Fabio Rosini affronta il tema della remissione dei debiti e del perdono, mettendolo in relazione anche con la prima lettura (dal libro del Siracide).

1. La domanda di Pietro: esiste un limite al perdono?

Don Fabio parte dall’interrogativo che Pietro rivolge a Gesù: “Quante volte dovrò perdonare mio fratello?”, proponendo il limite (non banale) di sette volte. Il nocciolo della questione non è cadere in un facile sentimentalismo (“bisogna perdonare sempre e comunque”), ma affrontare una domanda seria: esiste un limite oltre il quale perdonare diventa sbagliato?

2. Il nodo centrale: la logica del “creditore”

Per rispondere, Gesù narra la parabola del servo al quale il padrone condona un debito gigantesco e incalcolabile (10.000 talenti). Lo stesso servo, tuttavia, uscendo da lì non condona un debito minimo (100 denari) a un suo compagno. Don Fabio evidenzia il problema profondo di quest’uomo: porsi di fronte alla vita come un creditore. Egli vive una scissione:

  • Nel rapporto verticale con Dio, accetta di essere debitore e di ricevere il condono;
  • Nel rapporto orizzontale con gli altri, pretese di fare il creditore implacabile.

3. La verità su di noi: siamo tutti debitori

Richiamando la preghiera del Padre Nostro (“Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”) e l’insegnamento dei Padri della Chiesa, don Fabio sottolinea che nessuno di noi è in regola con la vita. Siamo tutti debitori nei confronti di Dio, della natura, della nostra storia, dell’intelligenza ricevuta e dei fratelli a cui potremmo offrire molto più amore.

4. Il perdono nasce dalla gratitudine

La colpa altrui — anche quando è oggettivamente grave — non va affrontata in uno scontro frontale “io contro di te”, ma si illumina solo a partire dal nostro rapporto personale con Dio. Il perdono autentico nasce dalla gratitudine e dalla memoria della misericordia che Dio ha usato verso di noi. Dire “ti ho perdonato troppo, adesso basta” non ci conviene, perché ci rimette automaticamente sotto la logica del giudizio.

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5. Vivere sotto lo sguardo di un Padre

In linea con le Beatitudini (“Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia”), don Fabio ricorda che abbiamo tutti disperatamente bisogno di misericordia. Non possiamo permetterci di vivere sotto un cielo “inabitato”, dominato dalla sola legge dei creditori. Perdonare di cuore fino a “settanta volte sette” significa uscire dalla prigione dell’astio ed entrare nella gioia del Padrone, che è la gioia di un Padre che ama e perdona sempre i propri figli.e ci ha fatto?ità” o quale croce stai evitando con cura maniacale? Cosa deve morire oggi in te perché nasca qualcosa che non ha fine?

Qui tutti i commenti di don Fabio Rosini

Commento di don Fabio Rosini al Vangelo di domenica 13 settembre 2026 – Anno A, dai microfoni di Radio Vaticana (dove potete trovare il file audio originale utilizzato nel video).