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don Vincenzo Leonardo Manuli – Commento al Vangelo del 6 settembre 2026

LA PAZIENZA DEI PASSI

La fraternità cristiana

Se tu vuoi il bene ad una persona, hai il coraggio di correggerla. Mia mamma mi diceva sempre: “Ti sgrido perché ti voglio bene”. Il fine di una correzione o di un rimprovero, non è polemico o moralistico, ma evangelico, è una buona notizia. La carità, per parafrasare san Paolo, è il fine e l’obiettivo della legge: “chi ama il prossimo non fa alcun male”. Non si tratta di fare i maestri o abusare delle coscienza, ma di avere a cuore l’altro, il prossimo: ”il fratello non è un ostacolo al nostro cammino verso Dio: è la strada concreta attraverso la quale Dio ci viene incontro”. Qui si inserisce il “discorso ecclesiale di Matteo”, della chiesa al proprio interno dove l’evangelista raccoglie una serie di insegnamenti di Gesù, all’interno della comunità cristiana. Sono “detti” separati ma raccolti insieme con una intenzione: la correzione fraterna

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Avere cura dell’altro

È un’applicazione della parabola della “pecora smarrita” che precede il testo liturgico: “se tuo fratello commette una colpa ..”vallo a cercare, non ignorarlo, non lasciar perdere, preoccupati di lui, non calunniarlo o infangarlo sui social! Purtroppo assistiamo nelle nostre comunità al vizio del pettegolezzo e della chiacchiera, un veleno che corrompe i rapporti e macchia l’identità e la missione dei cristiani. Sembra un discorso ideale o astratto tuttavia facciamo esperienza nella quotidianità di relazioni complesse e il vangelo norma il modo in cui viviamo il nostra stare nella comunità. L’intenzione del detto è la cura della persona, ciò avviene quando la comunità valorizza le persone, non le emargina, non crea circoli chiusi o sistemi di potere. E se non ti ascolta? Chiama un altro testimone e se si ostina e se non ascolta la comunità, cioè l’intera chiesa: “sia per te come il pagano”. Fino alla fine occorre insistere. Avviene questo nelle nostre comunità? nelle nostre relazioni personali? Che fine hanno fatto le pecore smarrite? Non interpretiamo questo testo con rigidità, ma lasciamo spazio ad una riflessione: il senso della persona e della comunità che ha cura di tutti e di ciascuno. Quando una persona della comunità si mette fuori è una ferita. 

La presenza di Dio

Il compito degli apostoli è di “legare e di sciogliere”, missione ampliata a tutti i discepoli: “mettetevi d’accordo per chiedere qualcosa”, ecco la possibilità della preghiera, la richiesta concorde implica una comunità che ha “un cuore solo e un’anima sola”. Dio è presente dove c’è concordia, non dove c’è divisione, è il Dio con noi, l’Emmanuele. Quando sono riuniti nel nome di Gesù vuol dire andare d’accordo, se c’è un legame di questo tipo, il Signore è presente e con la forza dell’unione con Gesù si recupera il fratello che sia allontana. La profezia di una comunità che funge da sentinella è ricuperare il fratello o la sorella, avvisare l’eventuale pericolo, risvegliare la coscienza del popolo. 

La Chiesa sentinella

La Chiesa, la comunità, ha una responsabilità, di richiamare l’attenzione. Essa si sente mandata da Dio a dire al malvagio: “se continui così ti rovini la vita e morirai!” Si fa parola di ammonimento. Le responsabilità sono anche i silenzi, le complicità con il male, se sta zitta e non avvisa il malvagio, la colpa della sua rovina è del profeta, della chiesa, della comunità e di chi ne ha le responsabilità. Quante volte si scaricano sugli altri le colpe! Proiezioni! La missione della Chiesa, che è di tutti, non solo dei pastori, ma di tutti, è dare l’allarme, le a correzione fraterna, vive l’atteggiamento di condivide questa passione per la salvezza perché tutti si salvino, correggere è un modo di amare, un affetto, dove Gesù è presente con il suo amore e condivide i pazzi della fatica e della pazienza.

Destinatari dell’amore

Abbiamo ricevuto il dono inestimabile dell’amore di Dio e siamo chiamati a non trattenerlo ma a farlo circolare. Da destinatari dell’amore di Dio, possiamo diventarne soggetti: da amati siamo chiamati a diventare amanti, partecipando così alla vita stessa del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo: l’Amante, l’Amato e l’Amore. «Il vero amore del prossimo – afferma Chiara Lubich – non opera alcun male. Ci fa quindi vivere tutti i comandamenti di Dio, nessuno escluso, giacché il loro primo obiettivo è quello di farci evitare tutte le forme di male, verso noi stessi e verso i nostri fratelli e sorelle, in cui potremmo cadere».

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Per gentile concessione di don Vincenzo Leonardo Manuli
Link all’articolo del suo blog

Don Vincenzo è nato il 7 giugno 1973 a Taurianova. Dopo la laurea in Economia Bancaria Finanziaria ed Assicurativa nell’Università Statale di Messina conseguita nel 1999, ha frequentato il Collegio Capranica a Roma dal 2001 al 2006. Ha studiato filosofia e teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma dal 2001 al 2006 retta dai padri gesuiti della Compagnia di Gesù. []