NON SI PUÒ SEGUIRE GESÙ SENZA MORIRE A SE STESSI
Pietro ama Gesù, ma non accetta la sua strada. Vorrebbe proteggerlo dalla croce. E proprio per questo Gesù lo rimette al suo posto con una parola durissima: «Va’ dietro a me, Satana!»
Perché Pietro, in quel momento, sta pensando secondo gli uomini e non secondo Dio.
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È una parola che oggi riguarda anche noi.
Quante volte diciamo di voler seguire Gesù, ma pretendiamo che sia Lui ad adattarsi ai nostri desideri, alle nostre aspettative, alle nostre sicurezze?
Quante volte chiamiamo “volontà di Dio” ciò che semplicemente ci fa stare bene?
Seguire Gesù significa morire al proprio egoismo per poter risorgere con Lui.
La croce non è soltanto una sofferenza che ci capita. È anche la nostra umanità ferita, fallibile, imperfetta, con tutto ciò che ancora ci impedisce di amare alla maniera di Dio.
La croce è quando devo rinunciare al bisogno di avere ragione.
Quando devo lasciare andare il controllo.
Quando accetto un limite senza viverlo come un rifiuto.
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Quando smetto di pretendere che l’altro sia come lo voglio io.
Quando riconosco una mia ferita invece di trasformarla in accusa verso gli altri.
Quando scelgo di amare anche là dove il mio ego vorrebbe difendersi, possedere, imporsi o fuggire.
La vita è un lungo apprendistato per imparare ad amare.
E questo apprendistato passa necessariamente attraverso la morte e la risurrezione: ogni giorno qualcosa del nostro “io” deve morire perché possa nascere in noi qualcosa di Cristo.
Il problema è che spesso vogliamo la risurrezione senza la morte, la gloria senza la croce, l’amore senza la rinuncia a noi stessi.
Ma quando eludiamo questo passaggio, finiamo inevitabilmente per assumere la logica del mondo: salvare se stessi, difendere la propria immagine, avere sempre qualcuno a cui dare la colpa, cercare conferme, successo, approvazione, riconoscimento.
Gesù invece ci pone una domanda scomoda:
«Quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?»
Possiamo anche conquistare molto agli occhi degli uomini e, nello stesso tempo, perdere noi stessi davanti a Dio.
La vera domanda allora non è:
“Quanto ho ottenuto?”
ma:
“Quanto sto imparando ad amare?”
Non è:
“Quanto gli altri mi riconoscono?”
ma:
“Quanto sono libero dal bisogno di essere riconosciuto?”
Non è:
“Quanto riesco a difendermi?”
ma:
“Quanto riesco ancora a consegnarmi all’amore?”
La croce non è la fine della vita.
È il passaggio attraverso il quale la vita vecchia muore e quella nuova può risorgere.
E forse oggi Gesù ci dice proprio questo:
Non avere paura di ciò che in te deve morire.
Abbi paura piuttosto di volerlo conservare a tutti i costi.
Perché ciò che consegni a Dio può risorgere.
Ciò che difendi ostinatamente per salvare te stesso, invece, può diventare la prigione del tuo ego.
Seguire Gesù significa andare dietro a Lui, non chiedergli di venire dietro a noi.
A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade
