VIVERE ACCESI O VIVERE SPENTI?
Mt 25,1-13
Il Regno di Dio è
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simile a dieci ragazze
avvolte solo
di un po’ di luce,
di quasi niente,
di un coraggio
che basta solo
al primo passo.
Il regno di Dio
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è simile a dieci
piccole luci nella notte,
temerarie quanto
precarie.
Simile a qualche
seme nella terra,
a una manciata
di stelle nel cielo,
a un pizzico di lievito
nella pasta.
Ma solo cinque di loro,
saggiamente,
hanno portato l’olio,
e saranno così
le custodi della luce;
invece le altre cinque,
portano il loro vaso
quasi vuoto,
vivendo solo
del presente.
Hanno una vita vuota,
presto spenta.
Cosa sia l’olio
delle lampade
non lo sappiamo.
Sappiamo però che
ha a che fare
con la luce e
col fuoco:
in fondo, è
saper bruciare
per qualcosa
o per Qualcuno.
L’alternativa tra
vivere accesi o
vivere spenti.
Nella parabola
nessuno fa una bella figura:
lo sposo che
con il suo ritardo
mette in crisi
tutte le ragazze;
le cinque stolte che
non hanno pensato
a un po’ d’olio di riserva;
le sagge che
si rifiutano di
aiutare le compagne;
il padrone che chiude
la porta di casa:
non si faceva,
perché tutto il paese
partecipava alle nozze,
entrava e usciva
dalla casa in festa.
Eppure è bello
questo racconto,
bello questo
Regno di Dio simile
a dieci ragazze
che sfidano il buio
per andare incontro
a qualcuno.
Il Regno dei cieli,
come Dio lo sogna,
è simile a chi
va incontro,
simile a gente
coraggiosa che
si mette per strada
comunque
con l’attesa nel cuore,
perché aspetta
“uno sposo”,
un po’ d’amore
dalla vita,
lo splendore di
un abbraccio in fondo
alla notte.
Ci crede.
Ma tutte si
addormentarono,
le stolte e le sagge.
Perché la fatica
del vivere,
la fatica di bucare
le notti, ci ha portato
tutti a momenti
di abbandono,
a sonnolenza,
forse a mollare.
Il punto di svolta
del racconto
è un grido,
è quella voce nel buio
della mezzanotte,
capace di risvegliare
la vita.
Che rivela non tanto
la mancata vigilanza
(si addormentano tutte,
sagge e stolte,
tutte ugualmente stanche)
ma la mancata luce:
Dateci un po’
del vostro olio
perché le nostre
lampade si spengono…
La risposta è dura:
no, perché non venga
a mancare a noi e a voi.
Andate a comprarlo!
Matteo non spiega
cosa simboleggi l’olio.
Ma è sicuramente
qualcosa che
non può essere
né prestato,
né diviso.
Il senso profondo
di queste parole è
un richiamo
alla responsabilità:
un altro non può
amare al posto mio,
essere buono o onesto
al posto mio,
desiderare Dio
per me.
Se io non sono
responsabile
di me stesso,
chi lo sarà per me?
Io non sono la forza
della mia volontà,
non sono la mia capacità
di resistere al sonno,
io sono la capacità
ascolto di quella Voce,
che, anche se tarda,
di certo verrà
a consolarmi,
a disegnare
proprio per me
un mondo colmo
di incontri e di luci.
A me, in fondo,
serve solo un piccolo
vaso d’olio.
Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.
