Cosa dice la Tua Parola questa domenica? Proviamo a farci un po’ di domande senza dare troppe risposte scontate.
Per prima cosa vediamo il contesto: hai appena sgridato farisei e sadducei che continuano a chiederTi segni dal cielo che li convincano che sei il Messia. Poi hai rimproverato pure i discepoli per la loro poca fede e per il troppo credito che danno a quegli stessi di cui sopra.
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Passi all’altra riva – una delle Tue principali attività, non si dice riva di cosa ma l’ultima volta che il Vangelo ti geo localizza eri sul mare di Galilea – ma stavolta non Ti fermi lì e arrivi nella regione di Cesarea di Filippo.
Siamo all’estremo nord, alle pendici del monte Hermon, un luogo verdeggiante e ricco di acqua che per gli ebrei doveva sembrare un paradiso. Ci sono i discepoli con Te, infatti poni a loro una domanda.
Il verbo scelto implica una relazione tra voi, un’autorità da parte Tua ed un interesse effettivo. Non è una roba buttata là, né un esame.
Vuoi sapere cosa dicono “gli uomini” di chi sia il Figlio dell’Uomo, il termine con cui preferivi riferirti a Te stesso. La risposta è chiara e sembra lusinghiera:
- il Battista,
- Elia,
- Geremia,
- un profeta…
detto di noi sarebbe un gran bel complimento.
A questo punto il testo riporta una prima sorpresa che nella traduzione è andata perduta: si passa al presente indicativo. Tu chiedi “ora” ai discepoli chi “dicono ora” che Tu sia. Quindi lo chiedi anche a me, a noi, oggi.
La risposta di Pietro – meravigliosa, per cui sempre lo ringrazieremo – la conosciamo. Il problema è che non sappiamo cosa significhino nella sua testa i termini “Cristo” e “Figlio di Dio, il Vivente”.
Infatti subito dopo insegnerai che devi patire e a Pietro la cosa non andrà bene, al punto che lo chiamerai satana, tentatore, e lo richiamerai con forza a tornare ad essere un discepolo, a venire “dietro” di Te.
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Ma l’ambiguità del pensiero di Pietro Tu l’hai già colta nel momento in cui dici che questa risposta non viene da Pietro ma dal Padre. Lui è allo stesso tempo “Simone figlio di Giona” – o in altri brani, di Giovanni – e “Pietro figlio del Padre”.
Ma proprio su chi è capace di dire ciò che suggerisce il Padre anche se la sua vita è ancora frammentata profetizzi che costruirai la “Tua chiesa”.
Fermi tutti! Anche qui ciò che significa per noi “chiesa” non è detto che corresponda a ciò che vuole dire nel Vangelo. Di per sé la traduzione è “assemblea”, convocazione. Però forse quando il Vangelo è stato scritto si riferiva già a comunità strutturate, anche se in modo molto diverso da quello che noi oggi conosciamo.
Ci dici che questa chiesa non soccomberà ai “cancelli dell’Ade”. Cioè al potere di ciò che è morto ed ormai inutile, può solo corrompere e suggerire tristezza.
A questo punto passiamo all’immagine delle chiavi. Lasciate stare quelle che avete in tasca. Ai tempi di Gesù le serrature erano un’altra cosa e le chiavi delle città erano grandi, si portavano a spalla, erano fatte un po’ come delle croci. Le portava un incaricato, un servitori.
Queste chiavi che affidi a Pietro gliele dai quindi secondo questo stile di croce e di servizio.
A quei tempi esisteva anche un’altra categoria di chiavi, quelle del tesoro domestico. I romani – quelli ricchi – avevano piccole casseforti che si aprivano con un anello particolare che i mariti regalavano alle mogli durante il matrimonio come atto di condivisione e responsabilità sull’economia domestica – c’è chi dice che da questo derivi l’anello simbolo dell’unione nuziale -.
Le chiavi che dai a Pietro “legheranno e scioglieranno”. Queste parole nel corso della storia saranno riferite al potere dei papi, sia quello spirituale che temporale, e all’autorità con cui vengono definite le verità teologiche. Un discorso decisamente troppo grande per noi qui.
Ci basta sottolineare che lo spostamento dell’esercizio dell’autorità da scribi e farisei, gente “super”, a chi accoglie da povero la rivelazione da parte del Padre. Chiamato a rispondere in modo sincero alla domanda di chi Tu sia – veramente – per noi.
Questa autorità non conosce più la distinzione tra terra e cieli. Il Vangelo termina con Te che ribadisci quello che viene comunemente detto “segreto messianico”, il divieto di diffondere prima della Pasqua il fatto che sei il Cristo.
don Claudio Bolognesi
