L’incontro di Gesù con la donna cananea, fotografato dal Vangelo di questa domenica, va letto e compreso nel contesto di Matteo: l’evangelista, infatti, scrive in lingua aramaica per la comunità giudeo-cristiana, all’interno della quale alcuni avevano una mentalità integralista e si ritenevano superiori agli ex-pagani.
Gesù, lasciando la terra d’Israele, «si ritira verso le parti di Tiro e Sidone», dirigendosi a nord, verso il territorio pagano. Ed ecco che una donna cananea, considerata una “lontana” rispetto al gruppo dei “vicini”, osa avvicinarsi a Gesù: «Pietà di me, Signore, figlio di David! Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio».
- Pubblicità -
In questa donna, disperata per la sorte della figlia, scorgo il grido accorato di tante madri che soffrono per la malattia di un figlio! E mi chiedo se quel grido, spesso sentito nelle degenze di un hospice, invece di disturbarmi, mi scuote e mi interpella a pregare “per” chi vive nella sofferenza atroce!
Sant’Agostino, nel Sermone 77, osserva che questa donna cananea “ci offre un esempio di umiltà e un cammino di pietà”, e precisa che Gesù “programmava in silenzio quello che stava per fare”.
Nel Primo libro delle Cronache leggiamo: «davanti a Te, noi siamo stranieri e pellegrini, come i nostri padri» (29,15). Ci fa tanto bene avere impressa questa immagine biblica, per sbloccarci dalla preoccupazione di definire chi appartiene al “nostro” gruppo e chi invece ne è estraneo o non gradito!
In Gesù, il nuovo tempio, quello vivente e non fatto da mani d’uomo, Dio può essere adorato da tutti, senza esclusione alcuna.
Preghiera… Aiutami, Signore, a non scoraggiarmi quando Tu non mi rispondi subito!
Domande per noi…
- 1. Porto a Gesù anche la preghiera per le esigenze degli altri?
- 2. Viviamo la perseveranza paziente e umile nella preghiera?
Chi è don Nicola
Don Nicola Galante è un presbitero dell’arcidiocesi di Capua, parroco, cappellano volontario in alcuni luoghi di cura e direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale della salute.
