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don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 8 agosto 2026

Vangelo del giorno di Mt 17,14-20

SAN DOMENICO, PRESBITERO – MEMORIA

Se avrete fede, nulla vi sarà impossibile.
Dal Vangelo secondo Matteo.

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In quel tempo, si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell’acqua. L’ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo».
E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me». Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito.
Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli rispose loro: «Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: “Spòstati da qui a là”, ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile».

Parola del Signore.

Quando un padre o una madre pregano per i propri figli, la preghiera si fa sempre accorata, drammatica, seria.

È terribile amare qualcuno e non poter far nulla, specie quando quel qualcuno lo consideri più importante della tua stessa vita.

ASCOLTA IL COMMENTO

il Vangelo di oggi ci racconta la preghiera di un padre così:

“Si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell’acqua. L’ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo».”

La preghiera che nasce da chi ama e soffre proprio perché ama, è preghiera che credo arrivi a Dio con una dirittura prioritaria assoluta.

Ecco perché quando una preghiera simile non viene esaudita, anche la fede vacilla, perché rimane incomprensibile come sia possibile rimanere indifferenti davanti a una richiesta simile.

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Ma il mistero della sofferenza è appunto un mistero, qualcosa cioè che non riusciamo a comprendere fino in fondo.

Dio ci chiede di vincere questo mistero fidandoci, e non tirando conclusioni con ragionamenti affrettati.

Il fatto del Vangelo di oggi è proprio una mancata guarigione:

“non hanno potuto guarirlo”.

Allora Gesù si fa portare quel ragazzo e lo esorcizza Egli stesso davanti a tutti.

La cosa però che preme ai discepoli è perché loro non ci sono riusciti:

“Ed egli rispose loro: «Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: “Spòstati da qui a là”, ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile». Questa razza di demòni non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno»”.

“Per la vostra poca fede”, è una sentenza che dovrebbe farci riflettere molto.

L’errore dei discepoli non è tecnico.

Non hanno sbagliato rituale, o parole, o gesti, o intenzioni, ma ciò che dà valore a tutto è l’avere o non avere fede.

La fede vera consiste nel credere più in Gesù che nelle nostre forze o nelle nostre capacità.

“Da quel momento il ragazzo fu guarito”.