I deserti dell’anima
Nei deserti dell’anima cerchiamo una risposta alla nostra fame. Il deserto è il tempo nel quale ci sentiamo persi, quando non vediamo più la strada da percorrere. Il deserto è il tempo in cui ci viene tolto tutto, quando siamo ridotti all’essenziale. Il deserto è il tempo della paura, quando tutto può farci male. Il deserto è soprattutto il tempo nel quale ci sembra di non trovare una risposta alla nostra fame.
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Miraggi
Nel deserto capita anche di essere vittima dei miraggi e di illuderci di trovare acqua dove in realtà c’è soltanto sabbia. Così a volte nella vita corriamo il rischio di spendere le nostre energie pensando di aver trovato quello che ci sazia e invece ci accorgiamo che abbiamo comprato solo polvere. Ce ne accorgiamo dalla fame che non si placa. A volte rischiamo addirittura di nutrirci di un cibo che avvelena. Per questo la domanda di Isaia rimane fondamentale: «Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia?» (Is 55,2). Oggi potremmo ritradurre quella domanda, chiedendoci: dove stai cercando una risposta alla tua fame? Dove stai cercando una risposta alla tua fame di sentirti riconosciuto, amato, stimato, guardato…? Ti sembra davvero che il pane di cui ti stai nutrendo sia la risposta al tuo desiderio più profondo?
L’incontro nel deserto
Nella storia di Israele il deserto non è solo il luogo della paura, ma è paradossalmente anche il luogo dell’intimità con Dio. È proprio nel deserto che il popolo fa l’esperienza più autentica della relazione con il Signore. A volte derubrichiamo le nostre esperienze di deserto a momenti da dimenticare, in realtà il deserto è il luogo in cui si apprende a stare con Dio.
Forse anche per questo, nel Vangelo di Matteo di questa domenica, Gesù si inoltra nel deserto, come se volesse essere cercato e trovato proprio lì. E la gente lo segue, perché ha fame, ha fame di risposte, ha fame di senso, ha fame di una parola che possa orientare la vita. e per un giorno intero rimane ad ascoltare Gesù che insegna. Quell’incontro comincia dalla compassione: Gesù si lascia toccare dalla loro fame.
Parola e vita
Ma poi viene la sera, come nella vita di ognuno di noi. Cala la notte sulla nostra esistenza e la parola sembra non bastare più. Abbiamo ascoltato, abbiamo imparato, abbiamo gioito, ma poi la fame si fa sentire. Ti chiedi allora se quella parola sia sufficiente, ti viene il dubbio che la vita sia da un’altra parte. È la tentazione di pensare che in fin dei conti Dio non abbia nulla a che fare con la concretezza della tua vita.
In fondo è proprio questo il pensiero dei discepoli: la gente ha fame, ma per loro non è Gesù la risposta. I discepoli sono qui l’espressione del senso comune, di quello sguardo disincantato che sempre di più invade le nostre comunità, la nostra società, perfino le congregazioni religiose. Si medita la Parola, ma poi si affrontano i problemi della vita solo con i criteri realistici del buon senso. I discepoli analizzano la realtà: sono i sociologi ante litteram. Ma la fede non può essere ridotta ad analisi sociologica. Quella visione della realtà, per quanto sana, è solo un elemento del discernimento, ma non può diventare totalizzante, escludendo lo sguardo della fede.
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La logica del mondo
I discepoli suggeriscono a Gesù di congedare la folla, affinché ognuno si possa arrangiare da solo. Non solo dunque da discepoli si arrogano improvvisamente il ruolo di maestri, pretendendo di dire al Signore cosa deve fare, ma introducono la logica mondana dell’egoismo, che è il contrario della solidarietà: ognuno deve pensare per sé. Ma soprattutto suggeriscono una separazione tra l’ascolto della parola di Dio e la vita concreta delle persone. A ben guardare è quello che anche noi continuiamo a proporre.
La pedagogia di Gesù
La risposta di Gesù contiene una ricca pedagogia, che sposta l’attenzione. Prima di tutto invita i discepoli a prendere consapevolezza di quello che hanno. Si tratta di cinque pani e due pesci, un numero che evoca nel totale sette elementi, come se avessero tutto, la pienezza, ma non se ne rendessero conto. Il Signore è con loro, ma non lo hanno capito. Quel poco che guardiamo sempre con disprezzo, merita invece la loro attenzione. Spesso infatti ci vediamo insignificanti, e realmente lo siamo, ma dimentichiamo quello che Dio può realizzare anche con ciò che è poco. Del resto Gesù aveva parlato di un seme piccolo da cui nasce un grande albero. L’occhio umano invece tende a cercare ciò che è eclatante, ma il Regno di Dio sta nella semplicità della piccolezza.
Il miracolo della condivisione
A ben guardare il prodigio che Gesù realizza non consiste in una moltiplicazione, termine che non troviamo né qui né nelle versioni parallele di questo episodio, ma in una divisione che diventa dono: Gesù dà il pane e i pesci ai discepoli, affinché loro li diano alla gente. La logica umana è quella della moltiplicazione, del fare di più, è la logica dell’apparenza, la logica dei ruoli e dei riconoscimenti, è la logica dei grandi numeri: siamo tutti alla ricerca del premio di produzione. Ci sembra di dover fare sempre di più, di dover collezionare risultati. Il Regno dei cieli invece si manifesta nella condivisione del poco che c’è, perché in quel poco si scopre la grandezza della presenza di Dio.
Il vero miracolo è che possono mangiare tutti a sazietà. Se stai mangiando solo tu, se il tuo modo di agire è una ricerca del tuo interesse personale che non tiene conto della fame degli altri, se prima di tutto viene la tua fame e non ti poni mai il problema di cosa mangeranno gli altri, allora sei davvero lontano dal Regno di Dio!
I discepoli pensavano di non avere abbastanza e invece si ritrovano anche con dodici ceste piene avanzate: quelle ceste sono una memoria di ciò che Dio è capace di fare nella nostra vita quando mettiamo a sua disposizione il poco che siamo. Quelle dodici ceste sono una profezia del cibo che continuerà a nutrire per sempre il nuovo popolo di Dio.
Leggersi dentro
- Dove stai cercando una risposta alla tua fame?
- Sei uno che mangia da solo o ti preoccupi di condividere il poco che hai?
Per gentile concessione di P. Gaetano Piccolo S.I. – Fonte
