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p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 30 luglio 2026

Oggi e non domani è tempo di pesca e di indulgenza. Domani è tempo di giudizio. Ma oggi è già domani e il domani è già nell’oggi. Oggi ritroviamo il giudizio di Dio che si incarna nell’indulgenza.

Ed oggi come domani la discriminante della pesca come della cernita è e sarà la misericordia del Padre, come la quale noi siamo chiamati a diventare perfetti.

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Misericordia è innanzitutto non pretesa di andare all’altro per prendere e pretendere. Misericordia è innanzitutto atto di fede, vale a dire accoglienza della misericordia del Padre. È un atto di fede che è accoglienza nella speranza perché diventi nella carità dono al fratello. Se non facciamo il pieno dal Padre, Dio di tutte le misericordie, noi andremo al fratello con la pretesa di prendere proprio nel momento in cui diamo. La pretesa è la seguente: io ti accetto e ti accolgo di nuovo, sono con te paziente a condizione di, se tu, però devi, guai se non, che non accada più…!

La dinamica della vita è un mix fra l’oggi e il domani perché è già nell’oggi che Dio agisce nella misericordia, non aspetta domani. Quel domani che non possiamo pensare come il giorno in cui il ragioniere supremo, che noi crediamo essere Dio, tiri le somme della nostra esistenza e veda da che parte pende la bilancia. Pensare questo di Dio è pensare pagano che nulla ha a che vedere col Padre nostro che è nei cieli.

Purtroppo il nostro modo di pensare e di credere è un po’ incasinato. Noi crediamo o al Dio che tanto gli va sempre tutto bene, o al Dio ragioniere che prima o poi tira le somme. Ma questo non è il nostro Padre, questo è quello che ci immaginiamo noi, che pensiamo noi. Questo è come noi agiremmo, modo di agire che proiettiamo su Dio ma che non ha nulla a che vedere col Padre di misericordia.

L’unica misura valida e riconosciuta nel Regno di Dio oggi come domani, è la misura della misericordia. Il cuore di questa misericordia è il cuore di Dio, non il mio. O io abbandono il mio oppure non ci capirò mai nulla. Fino a che io metto il misurino della mia vita su Dio pensando che il mio misurino lo possa contenere, io non capirò nulla di Dio e della sua misericordia.

Vorrò sempre misurarlo con la mia di misericordia che è più miseria che compassione, che è più un girare la testa dall’altra parte piuttosto che un fermarmi a raccogliere i pezzi dell’uomo mezzo morto lasciato sul ciglio della strada.

Se abbandono la mia idea e la mia identità e comincio a lasciarmi inondare da quella di Dio, posso cominciare a comprendere cosa è misericordia. Se la capisco non posso prendermi gioco della bontà di Dio. La bontà di Dio non potrà mai diventare il paravento della mia malizia. Ciò che Dio perdona non potrà mai essere pretesto per il mio essere empio.

Il Signore usa pazienza e aspetta che tutti ci convertiamo e siamo salvati.

Sono per questo chiamato a vigilare, a stare sveglio, a ricordare, per avere verso gli altri la stessa pazienza che Dio ha verso di me. Il giudizio è giudizio di libertà, non potrà mai essere giudizio di costrizione, anche nei tempi ultimi. I tempi ultimi infatti non sono la negazione dell’oggi, quanto invece il loro compimento.

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Il giudizio è misericordia sì o misericordia no a seconda di quanta ne abbiamo accolta e di quanta ne abbiamo trafficata. Sapendo naturalmente che la misericordia di Dio ha sempre la meglio nel giudizio. È quella di Dio, non la mia. Per questo su questa soglia mi fermo e fermo la mia fantasia nell’inventare come sarà e come non sarà. Mi basta sapere che sarà domani, come oggi, tempo di misericordia non mia, e neanche del prete di turno, ma di Dio. Mi basta e mi dona pace, perché in Lui è la nostra pace non negli uomini.

So anche che tutto ciò che non sarà misericordia sarà bruciato nel fuoco del giudizio di Dio, quel giudizio che è misericordia, misericordia di Dio, non mia. Più di così non mi interessa sapere, più di così è invito alla contemplazione, più di così è invito all’affidamento.

Più di così è solo curiosità e morbosità. È desiderio di gestire Dio facendolo diventare un idoletto nelle nostre mani. Più di così: non mi interessa perché non lo sento cosa vitale ma solo chiacchiera da bar che pensa che il “si dice” sia la verità in terra. Mentre invece l’unica verità che riconosco e che conosco è il Padre nostro che è perfetto nel suo essere misericordioso e che, nella sua perfezione, invita ogni uomo ad entrare come parte della vita di amore della Trinità.

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