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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 27 luglio 2026

Siamo ossessionati dai numeri e dai risultati, come se fossimo una qualunque azienda.

Siamo stati abituati male, negli ultimi secoli, con un cristianesimo diffuso, almeno a livello sociale, strutturato, organizzato.

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Oggi, invece, le nostre comunità faticano, languono, non riusciamo ad abitare le grandi strutture che i nostri padri hanno costruito, i conventi chiudono, mancano sacerdoti per coprire le parrocchie, soprattutto quelle create, forse con troppo ottimismo, negli ultimi decenni.

Fa male, lo so, si vede, lo sperimento eppure, a leggere seriamente il Vangelo di oggi, non possiamo che farci qualche domanda.

Non è che, a volte, vorremmo che tutta la farina diventasse lievito?

E preferiamo una foresta di querce al piccolo arbusto della senape?

La parabola di Gesù è chiara: il Regno dei cieli è piccola cosa, insignificante, limitata nei numeri eppure riesce a dare tanto, a far lievitare il pane, a fare ombra agli uccelli del cielo.

Forse è a questa Parola che dobbiamo tornare quando entriamo nella modalità lamentosa, o, peggio, cerchiamo di tappare i buchi moltiplicando gli incarichi, accorpando parrocchie, inventandoci strumenti per attirare i giovani.

Splendere, semplicemente, come gli innamorati.

Senza preoccuparci troppo dei numeri, abbandonando, se necessario, le strutture per tornare ad essere lievito del quartiere, del paese, piccole comunità testimoni del Regno.

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Non dobbiamo salvare il mondo, che è già salvo, ma vivere da salvati testimoniando nei fatti che Dio è più di una buona abitudine.

Ci vuole molta fede, lo ammetto e la capacità di abbandonare i nostri schemi per credere che il Regno di Dio è, appunto di Dio e che tutti i nostri progetti, belli e necessari, devono sempre e solo preoccuparsi se rispecchiano quanto dice il Signore.

Per i numeri lasciamo fare al Signore, che rimane l’amministratore delegato della baracca, senza prenderci troppo sul serio e farci venire i mal di pancia.o cammino interiore, spesso, deve passare attraverso l’umiliazione per potere davvero diventare simili a Cristo.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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