Gesù oggi non racconta una nuova parabola: la spiega. E nella sua spiegazione c’è una verità che può anche infastidirci.
Non basta ascoltare la Parola. Bisogna comprenderla.
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E qui nasce una domanda scomoda: siamo davvero disposti a fare la fatica di comprenderla?
Molti cristiani ascoltano il Vangelo da una vita, ma non hanno mai studiato seriamente la Bibbia. Ci accontentiamo di qualche omelia, di una frase sui social, di ciò che ricordiamo da bambini. Presumiamo di conoscere la Parola solo perché l’abbiamo sentita tante volte. Ma ascoltare non significa capire.
Siamo diventati, in molti casi, analfabeti della Bibbia. Conosciamo tutto: notizie, sport, tecnologia, gossip… ma ignoriamo il linguaggio con cui Dio ci parla. Eppure pretendiamo di interpretare il Vangelo senza averne gli strumenti.
Gesù dice che il Maligno ruba la Parola a chi non la comprende. Non dice semplicemente a chi non l’ascolta. Una Parola non capita resta in superficie, non mette radici, non cambia la vita.
Comprendere la Scrittura richiede tempo, studio, preghiera, confronto, umiltà. Richiede il desiderio di lasciarsi mettere in discussione, invece di cercare nella Bibbia solo conferme alle proprie idee.
Forse il terreno da convertire oggi non è anzitutto il nostro cuore, ma la nostra superficialità. Perché solo una Parola compresa può diventare una Parola vissuta. E solo una Parola vissuta porta frutti che durano.
Oggi chiediamoci con sincerità: io ascolto soltanto il Vangelo… o mi impegno davvero a comprenderlo?
A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade
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