ESSERE MADRI DELLA PAROLA DI DIO
Il seminatore lancia
manciate generose
anche sulla strada
e sui rovi.
Non è distratto o maldestro,
è invece uno che spera
anche nei sassi,
un prodigo inguaribile,
imprudente e fiducioso.
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Un sognatore che vede
vita e futuro ovunque,
pieno di fiducia
nella forza del seme
e in quel pugno di terra
e rovi che sono io.
Che parla addirittura
di un frutto uguale
al cento per uno,
cosa inesistente,
irrealistica:
nessun chicco
di frumento
si moltiplica per cento.
Un’iperbole che dice
la speranza altissima
e amorosa di Dio in noi.
Tuttavia, per quanto
il seme sia buono,
se non trova
acqua e sole,
il germoglio morirà presto.
Il problema è
il terreno buono.
Allora io voglio farmi
terra buona, terra madre,
culla accogliente
per il piccolo germoglio.
Come una madre,
che sa quanto tenace
e desideroso di vivere
sia il seme che porta
in grembo, ma anche
quanto fragile,
vulnerabile e
bisognoso di cure,
dipendente quasi in tutto
da lei.
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Essere madri
della parola di Dio,
madri di ogni
parola d’amore.
Accoglierle dentro sé
con tenerezza,
custodirle e difenderle
con energia,
allevarle con sapienza.
Ognuno di noi è
una zolla di terra,
ognuno è anche
un seminatore.
Ogni parola,
ogni gesto che esce da me,
se ne va per il mondo
e produce frutto.
Che cosa vorrei produrre?
Tristezza o
germogli di sorrisi?
Paura, scoraggiamento
o forza di vivere?
Se noi avessimo occhi
per guardare la vita,
se avessimo la profondità
degli occhi di Gesù,
allora anche noi
comporremmo parabole,
parleremmo di Dio e dell’uomo
con parabole,
con poesia e speranza,
proprio come
faceva Gesù.
Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.
