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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 22 luglio 2026

Maria Maddalena, di cui oggi ricorre la festa, è uno tra i personaggi della storia sacra più rappresentati nell’arte e, purtroppo, storicamente ha avuto un ben strano destino.

I Vangeli ci parlano di lei come di una donna volitiva, indipendentente e sempre al fianco di Gesù durante la sua predicazione. Fu anche la prima a vedere Gesù risorto che le affidò il compito di dare la notizia a tutti gli altri Apostoli, per questa ragione è chiamata l’apostola degli apostoli.

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Lo stesso nome Maddalena più che indicare il villaggio di provenienza della santa, deriva dal termine ebraico migdal, torre, cioè la turrita, la torreggiante, per evidenziare la preminenza di Maria nella prima comunità cristiana.

Lungo i secoli, facendo confusione con la peccatrice anonima che lava i piedi di Gesù nella casa del fariseo, e con la sorella di Marta e Lazzaro di Betania, che compie lo stesso gesto, si è finito per identificare erroneamente le tre figure.

Proprio da questo errore nasce l’iconografia più nota della Maddalena:

  • capelli lunghi,
  • atteggiamento penitente,
  • un’ampolla di profumo tra le mani e
  • un teschio come compagno, simbolo della vanità delle cose terrene.

Luca di lei dice che Gesù la liberà da sette spiriti impuri, cioè da una grave malattia, un grave disturbo interiore, non necessariamente legato alla sessualità.

Anzi: gli scavi archeologici recenti ci restituiscono in Migdal una città commerciale ricca e conosciuta di cui la Maddalena era personaggio di rilievo e che, insieme ad altre donne, metterà a disposizione del Maestro la propria competenza e le proprie sostanze.

Tant’è: per noi è rimasta la peccatrice redenta, presente sotto la croce, incaricata di annunciare la resurrezione agli apostoli, simbolo della tenerezza e della misericordia debordante del Signore, simbolo stesso dell’immenso amore di Dio. Senza scordarci, però, che la Maddalena ha avuto un ruolo importante nella prima comunità, diventando il volto femminile dell’annucio.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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