Chi o cosa vale davvero così tanto da meritare che gli affidiamo la nostra vita?
Nella prima lettura, siamo invitati a cercare la sapienza “come l’argento” e a scavare per essa “come per i tesori”. Non è un sapere da accumulare, ma un modo nuovo di guardare la realtà. Qui il verbo ebraico usato per “custodire” richiama l’atteggiamento di chi protegge qualcosa di prezioso.
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Anche Pietro, nel Vangelo, sembra fare i conti con quello che ha fatto e dice: “Abbiamo lasciato tutto”. Gesù non risponde con un rimprovero, ma con una promessa, ossia, chi sceglie Lui non perde, ma ritrova tutto in una misura impensabile.
Lasciare casa e campi significava rinunciare alla propria sicurezza, alla propria identità sociale fatta di storia, di volti, di famiglie. Eppure proprio lì nasceva una libertà nuova.
San Benedetto, che oggi celebriamo come patrono d’Europa, lo aveva capito bene quando scriveva: “Nulla anteporre all’amore di Cristo”. È la logica del Vangelo, cioè non “togliere”, ma “dare” un centro.
Uno scultore davanti a un blocco di marmo può sembrare che stia rompendo una superficie, in realtà sta “liberando” la figura nascosta in essa. E così fa Dio con noi, non ci impoverisce, ma ci libera da ciò che impedisce alla nostra vera bellezza di emergere.
Quante relazioni oggi si consumano perché ci tratteniamo per paura di perdere qualcosa, mentre l’amore cresce solo quando smettiamo di vivere facendo continuamente i conti.
Cristo non promette una strada facile, ma una vita piena.
E tu? Quale “pezzo di marmo” stai ancora difendendo, invece di lasciare che Dio ne faccia un capolavoro?e.
don Domenico Bruno
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