Dopo aver chiamato i Dodici a stare con Lui, Gesù li invia a fare ciò che Lui stesso fa. Non li manda a parlare di Dio da lontano, ma a continuare la sua stessa missione: guarire, liberare, ridare speranza, annunciare che il Regno è vicino. È un vero tirocinio, un apprendistato del cuore.
Ma Gesù stabilisce anche lo stile della missione: essenzialità, libertà, gratuità. «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». Il Vangelo non è una merce da vendere, né uno strumento per ottenere consenso, potere, prestigio o carriera. Chi annuncia Cristo non porta se stesso, ma Lui.
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La domanda, allora, è inevitabile: che cosa abbiamo fatto di questo mandato? Quante volte il Vangelo viene usato per costruire un’immagine di sé, per esercitare controllo sulle persone, per cercare privilegi o difendere interessi? Quando l’annuncio diventa ricerca di applausi, il discepolo smette di seguire il Maestro e comincia a seguire il proprio ego.
Gesù ci chiede di essere testimoni, non padroni; servi, non protagonisti. L’efficacia della missione non dipende da ciò che possediamo, ma dalla trasparenza con cui lasciamo passare Cristo attraverso la nostra vita.
Forse il vero esame di coscienza di oggi è questo: quando gli altri incontrano me, trovano davvero Gesù o trovano soltanto la mia persona?
A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade
