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Carlo Miglietta – Commento alle letture di domenica 12 luglio 2026

Alla mensa della Parola

Letture: Is 55,10-11; Rm 8,18-23; Mt 13,1-23

La prima lettura (Is 55,10-11) ed il Vangelo (Mt 13,1-23) proclamano la centralità della Parola di Dio nella vita cristiana. La Chiesa ci partorisce alla fede dotandoci di due “gambe” per il nostro cammino: l’Eucaristia e la Scrittura.

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È per questo che il nostro procedere sulla “via” (At 9,2) del Signore spesso è zoppicante: ci manca la “gamba” della Bibbia! Addirittura noi occidentali avevamo perso la comprensione dell’importanza della Liturgia della Parola nella Messa, riducendola a un semplice “optional”: fino al Concilio Ecumenico Vaticano II, per “prender Messa” bastava arrivare all’Offertorio, prima che il celebrante scoprisse il calice. Fu il Concilio a ribadire con forza, rifacendosi alla grande tradizione ecclesiale, che “la liturgia della parola e la liturgia eucaristica sono congiunte tra di loro così strettamente da formare un solo atto di culto” (Sacrosantum Concilium, n. 56).

Cristo stesso infatti è la Parola, il Verbo stesso di Dio (Gv 1,1.14), la Rivelazione ultima e definitiva del Padre (Eb 1,1-2), che annuncia la redenzione non solo degli uomini, ma dell’intero cosmo (seconda lettura: Rm 8,18-23). E “non vi è nulla nella Scrittura che non faccia risuonare Lui”: “è Cristo che io cerco nei libri” (Agostino), perché “le Scritture sono Lui” (Ireneo di Lione), “perché Cristo è il Vangelo” (Amalario di Metz), e “ le Scritture… sono il corpo unico e perfetto del Verbo” (Origene). Dice Girolamo: “Noi mangiamo la carne e il sangue di Cristo nell’Eucarestia, ma anche nella lettura delle Scritture… Io ritengo l’Evangelo corpo di Cristo”; e Ignazio di Antiochia: “Noi dobbiamo accostarci alla Scrittura come alla carne di Cristo”; e Massimo: “Il Verbo per mezzo di ogni parola scritta nella Bibbia diventa carne”; e Cesario d’Arles: “Chi ascolta in modo non attento sarà colpevole quanto colui che avrà lasciato cadere negligentemente per terra il Corpo del Signore”. Per questo i Padri parlano di “spezzare la Parola” così come si spezza il Pane eucaristico. “La Chiesa ha sempre venerato le Divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso di Cristo, non mancando mai… di nutrirsi del pane della vita dalla mensa sia della Parola di Dio che del Corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli. Insieme con la Sacra Tradizione, la Chiesa ha sempre considerato e considera le Divine Scritture come la regola suprema della propria fede” (Dei Verbum, n. 21). Perciò “il Sacro Concilio esorta con ardore e insistenza tutti i fedeli… ad apprendere «la sublime scienza di Gesù Cristo» (Fil 3,8) con la frequente lettura delle divine Scritture. «L’ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo» (S. Girolamo)” (Dei Verbum, n. 25).

Ma la Parola “non è solo da ascoltare, illudendo noi stessi” (Gc 1,22): essa esige obbedienza (Es 19,8). In noi matura sempre frutto (prima lettura: Is 55,10-11), ma ad alcune condizioni, che Gesù ci esplicita nel Vangelo odierno (Mt 13,1-23): non essere superficiali come la strada che non accoglie il seme, radicarla nella preghiera per non essere come le pietre, non soffocarla tra le spine “della preoccupazione del mondo e dell’inganno della ricchezza”. Cesario d’Arles diceva che la Parola di Dio opera redenzione o condanna in chi la riceve come il Corpo di Cristo eucaristico (1 Cor 11,29), e che la Parola non consumata nella prassi fa i vermi come la manna non mangiata (Es 16,19-20). 

Maria ci è modello di obbedienza alla Parola. Gesù farà il più bell’elogio di Maria quando spiegherà che la sua vera grandezza non sta tanto nella sua maternità, quanto nella sua sottomissione fattiva alla Parola (Lc 1,38: “Eccomi, sono la serva del Signore: avvenga di me quello che hai detto”), perché “mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 8,21; 11,27-28). 

Il commento alle letture della domenica a cura di Carlo Miglietta, biblista; il suo sito è “Buona Bibbia a tutti“.