Il male non ha l’ultima parola. L’ha già persa.
Nel Vangelo di oggi Gesù libera un uomo dal demonio e, con quella liberazione, restituisce anche la parola. Perché il male rende muti: ci impedisce di dire la verità, di lodare Dio, di amare, di perdonare. Gesù, invece, restituisce all’uomo la sua libertà.
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Eppure, davanti a un’opera così grande, i farisei non si convertono. Anzi, chiamano male il bene. È il dramma di un cuore chiuso: quando non si vuole accogliere Cristo, si arriva perfino ad attribuire a Satana ciò che è opera di Dio.
Gesù ha già vinto il demonio una volta per tutte. La sua morte e risurrezione hanno spezzato il potere del male. Chi vive unito a Lui non deve avere paura: combatte ogni giorno, ma combatte dalla parte del Vincitore.
Il problema è un altro: quando ci allontaniamo da Cristo, lasciamo aperte le porte al male. Ogni compromesso con il peccato, ogni odio coltivato, ogni menzogna, ogni egoismo diventa uno spiraglio attraverso cui il male entra nella nostra vita e nel mondo. Non esiste una terra di mezzo: o collaboriamo con Cristo alla diffusione del bene, oppure, anche senza rendercene conto, favoriamo l’opera del male.
Per questo Gesù guarda la folla con compassione. Non vede persone cattive, ma pecore stanche, ferite, disorientate, senza pastore. E il suo grido è ancora attuale: «La messe è abbondante, ma gli operai sono pochi.»
Il mondo non ha bisogno di cristiani spettatori, ma di evangelizzatori. Ha bisogno di uomini e donne che annuncino il Vangelo con la vita, che accompagnino chi è smarrito, che siano guide illuminate dallo Spirito Santo.
La domanda di oggi è semplice e scomoda: sto aiutando Cristo a liberare il mondo dal male, oppure con la mia tiepidezza gli sto lasciando campo libero?
A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade
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