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Card. Angelo Comastri – Commento al Vangelo del 5 luglio 2026

“Per andare a Dio, bisogna scendere”

Commento al Vangelo a cura del Card. Angelo Comastri – Vicario Emerito di Sua Santità per la Città del Vaticano – Arciprete Emerito della Basilica Papale di San Pietro.

Link al video

Il video del Cardinale Angelo Comastri esplora il concetto secondo cui la fede autentica non risiede nell’intelletto orgoglioso, ma in un cuore umile capace di stupirsi davanti al creato. Attraverso le testimonianze di grandi scienziati, poeti e santi, l’autore dimostra come la bellezza della natura e i miracoli manifesti siano segni evidenti della presenza divina.

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Tuttavia, la narrazione sottolinea che solo chi sceglie di abbandonare la propria superbia intellettuale, come avvenne per il medico Alexis Carrel a Lourdes, può realmente incontrare Dio. Al contrario, l’ostinazione di chi rifiuta di vedere, rappresentata dalla figura di Émile Zola, agisce come un velo che impedisce di riconoscere il soprannaturale.

In sintesi, il messaggio evangelico centrale invita l’uomo a farsi piccolo per elevarsi spiritualmente, poiché per raggiungere Dio è necessario scendere i gradini dell’orgoglio. Questa umiltà interiore è presentata come l’unica chiave per accedere ai misteri del Regno e trasformare la propria vita seguendo l’esempio di Cristo.

Trascrizione del video

Sia lodato Gesù Cristo. 14ª domenica. Per andare a Dio, per salire a Dio, bisogna scendere. Pietro Metastasio è stato un significativo poeta del 1700; davanti alla bellezza della creazione, con limpido e commosso stupore, egli ha esclamato: “Dovunque il guardo giro, immenso Dio, ti vedo; nell’opere tue ti ammiro, ti riconosco in me”. E il filosofo Immanuel Kant ha aggiunto: “Due cose riempiono il mio animo di ammirazione e di stupore: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me“. E sempre guardando il cielo pieno di stelle, il grande scienziato Isaac Newton disse: “Bisogna essere ciechi per non riconoscere il Creatore e per non restare estasiati davanti alle sue opere”. Questo stesso stupore lo troviamo nel Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi: il Poverello, pur avendo gli occhi malati, vedeva dovunque la mano di Dio e arrivò ad esclamare: “Laudato si’, mi’ Signore, con tutte le tue creature, per il sole attraverso il quale tu ci illumini, per la luna, per le stelle, per sorella acqua che hai creato umile, preziosa e casta, per frate fuoco, per i prati, per i fiori. Laudato si’, mi’ Signore”.

Sono parole belle, toccanti, giuste; però oggi molti non riescono più a vedere Dio nelle sue opere. Perché? Ci risponde il Vangelo di questa domenica, ma prima di arrivare al messaggio del Vangelo, riflettiamo davanti ad alcuni dati. Nel 1903 avvenne a Lourdes uno strepitoso miracolo davanti agli occhi di tutti: una donna di nome Marie Bailly, malata di peritonite tubercolare all’ultimo stadio, stava in preghiera davanti alla Grotta di Lourdes. Improvvisamente il ventre, enorme per l’ammasso di liquidi provocato dalla malattia, comincia a sgonfiarsi, ritorna il colore sul volto e la malattia scompare completamente in pochi istanti. Assistette al miracolo anche il dottor Alexis Carrel, ateo convinto fino allora. Inizialmente il dottore non voleva ammettere il fatto perché era contro le sue convinzioni atee, ma il fatto c’era ed era troppo evidente. Dopo una lunga lotta interiore, il medico ateo entra nella chiesa di Nostra Signora del Santo Rosario a Lourdes e si mette accanto ad un contadino bretone che stava pregando fervorosamente la Vergine Santa. Il medico, che ricevette il Premio Nobel per la medicina nel 1912, cade in ginocchio ed esclama tra le lacrime: “Vergine Santa, hai vinto tu. Hai voluto rispondere al mio dubbio con un miracolo manifesto. Io però non so vederlo, io dubito ancora; ma il mio desiderio più vivo, il fine più alto di tutte le mie aspirazioni è questo: credere, credere perdutamente, credere ciecamente, credere senza più discutere“. Egli aggiunse che sotto la scorza del suo orgoglio giaceva il sogno di amarla “come un fraticello dall’anima candida”. Alexis Carrel divenne un fervente credente perché si squarciò la corazza del suo orgoglio.

Eppure, pensate, pochi decenni prima, sempre a Lourdes, avvenne un’altra guarigione che fece scalpore: dal volto di una giovane donna, Marie Lemarchand, sparì un orribile tumore. Era presente anche il celebre scrittore Émile Zola: egli vide, ma non volle credere e cercò di smontare il fatto parlando di “isteria collettiva”. Ma come osserva il Cardinale, se le guarigioni avvenissero per isteria collettiva, pensate quante ne dovrebbero avvenire negli stadi! Invece lì avvengono gli infarti; veramente non c’è cieco peggiore di chi non vuol vedere.

Perché alcuni vedono e altri no? Ci risponde il Vangelo di oggi: Gesù, di fronte alla chiusura di tanta gente colta della Galilea, esclama: “Ti benedico, Padre, perché tu hai nascosto i misteri del regno ai sapienti — anzi ai presunti sapienti — mentre li hai rivelati ai piccoli, agli umili“. Dio si comporta così perché Dio è umile e non potrà mai essere incontrato da chi ha il cuore pieno di orgoglio.

Significativo è l’episodio dei figli di Zebedeo, Giovanni e Giacomo, che chiedono a Gesù i posti d’onore. La risposta di Gesù è netta: “Chi vuole essere grande si faccia piccolo; chi vuole essere primo si faccia ultimo“. Queste parole hanno fatto riflettere Charles de Foucauld, che un tempo era paurosamente orgoglioso e poi divenne un capolavoro di umiltà; egli disse: “Per andare a Dio io credevo che bisognasse salire. Guardando Gesù, ho capito che per andare a Dio bisogna scendere“. È il grande insegnamento di oggi: mettiamo l’orgoglio sotto i piedi e diciamo spesso: “Gesù, mite ed umile di cuore, rendi il mio cuore simile al tuo“.

Sia lodato Gesù Cristo.

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