L’asino e i cavalli
La parola di Dio di oggi si apre con un brano di Zaccaria che parla di un asino e dei cavalli. Alla fine del vangelo Gesù parla di giogo che, ovviamente appartiene loro.
Ricordo un bambino di Siurgos-Donigala conosciuto durante la visita alla sua parrocchia col quale strinsi amicizia. Per la Prima Comunione i genitori gli regalarono un asinello che regolarmente lo accompagnava in chiesa a servire la Messa, essendo Giuseppe capo dei chierichetti. Arrivava puntuale alla chiesa, legava l’asinello alla porta e faceva il suo servizio.
Ovviamente l’asinello serviva soltanto Giuseppe. Qualche suo amico gli aveva chiesto di cavalcare almeno un poco, Giuseppe volentieri lo concedeva, ma l’asinello dopo alcuni passi lo scaricava a terra: era l’asinello di Giuseppe e soltanto il suo.
Zaccaria invita il popolo ad offrire un’accoglienza trionfale ad un re sorprendente. Un Re vittorioso e giusto, umile, che cavalca un asino, un puledro, figlio di asina. Una tale cavalcatura non ha niente di sfarzoso per un alto personaggio. Un cavallo sarebbe più all’altezza. Come questi “cavalli da guerra” di cui in seguito parla il testo. Esaminiamo questa curiosa preferenza per riflettere a partire dal ruolo dell’asino che ha molto da insegnarci.
Per la nostra cultura l’asino è poco apprezzato però attira la simpatia. Ha una cattiva reputazione, è una testa dura (testa come un asino) sembra che non capisca niente e passa per il modello dell’ignoranza per sottolineare un cattivo scolaro agli occhi dei compagni. Diversamente nel mondo della Bibbia. L’asino passa come l’animale domestico più stimato. L’intelligenza non è la sua prima qualità, ma è affettuoso e riconoscente verso il suo padrone. Rende grandi servizi nel paese di montagna. Avanza a passo lento tra i pericoli e viene scelto da Gesù per il suo ingresso in Gerusalemme. Simbolizza la pace e l’umiltà. Manifesta la condotta di Gesù “mite ed umile di cuore”.
Il cavallo ha una cavalcatura guerriera mentre l’asino un carattere familiare e pacifico. Di fatto nella Bibbia ci sono due specie di asini: l’asino selvaggio che simboleggia l’elemento istintivo dell’uomo e l’asino domestico che è addirittura chiamato per nome. Il suo nome significa letteralmente “sotto il giogo”. Non c’è dunque contraddizione, ma ambivalenza: l’asino è tanto l’animale ribelle e ostinato, quanto un collaboratore bravo e vigoroso. Pensiamo alla nostra condotta: testardi e capricciosi quando seguiamo i nostri istinti. Collaboratori apprezzati quando accettiamo di metterci alla scuola di Cristo. Esattamente quello che dice San Paolo quando parla del dominio della carne. Colui che vive sotto il dominio della carne è come un asino selvaggio. Quando si lascia conquistare da Cristo entra in un nuovo modo di vivere. Vive “sotto il dominio dello Spirito”.
Comprendiamo meglio l’insegnamento di Cristo “Venita a me voi tutti che siete affaticati e stanchi…. prendete su di voi il mio giogo, diventate miei discepoli.” Il giogo è quel pezzo di legno che permette a due bestie da soma di congiungere i loro sforzi. La legge è una necessità della vita sociale, ma spesso è un fardello pesante. Per il popolo d’Israele il dono della legge è una tappa importante, ma era diventata più pesante delle tavole di pietra. Gesù non ha preteso di abolirla, ma condurla alla perfezione che è l’amore.
Consigli per l’estate. Il contro esempio dell’asino selvaggio: non lasciare liberi i nostri istinti. Il vero riposo è quello di accettare il giogo leggero di una pratica cristiana. È il momento di più preghiera, meditazione, riflessione, lettura di un buon libro. Coltivare rapporti veri con alcuni membri della famiglia. Sguardo benevolente e positivo da sviluppare in questo periodo di riposo. Se ci mettiamo sotto il giogo dello Spirito la nostra vita quotidiana sarà meno pesante e irradierà l’amore del Padre manifestato nel suo Figlio Gesù “nato non per essere servito ma per servire”.
