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Sr. Palmarita Guida – Commento al Vangelo del 2 luglio 2026

Il Vangelo di oggi ci mette davanti a una domanda scomoda: e se il problema non fosse Dio, ma l’immagine che noi ci siamo costruiti di Lui?

Gli scribi vedono Gesù perdonare un paralitico e invece di gioire gridano, nel loro cuore: «Bestemmia!». Davanti alla misericordia vedono un’offesa. Davanti alla vita vedono una minaccia. Perché? Perché avevano un’idea di Dio così rigida da non riuscire più a riconoscerLo quando passava davanti ai loro occhi.

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Ed è un rischio che riguarda anche noi.

Quando ci convinciamo che Dio sia solo giudice, ogni gesto di misericordia ci scandalizza. Quando pensiamo che il suo amore debba essere meritato, fatichiamo ad accogliere il perdono gratuito. E quando Dio agisce in modo diverso dai nostri schemi, siamo tentati di pensare che sia Lui a sbagliare.

Così, senza accorgercene, finiamo per fare ciò che fanno gli scribi: accusiamo Dio, lo giudichiamo, gli attribuiamo intenzioni che non ha. È il meccanismo del maligno, che fin dall’inizio è “l’accusatore”. Paradossalmente, chi crede di difendere Dio può ritrovarsi a combattere proprio contro di Lui.

Gesù, invece, guarda il paralitico e vede prima di tutto un figlio. Non comincia dalla malattia, ma dal cuore: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati». La misericordia viene prima del miracolo, perché il peccato che paralizza di più è pensare di non poter essere amati.

Chiediamoci oggi: quale volto di Dio porto nel cuore? Quello del Padre che rialza o quello del giudice che condanna? Perché l’immagine che abbiamo di Dio determina anche il modo in cui guardiamo gli altri e noi stessi.

Solo chi si lascia raggiungere dalla misericordia smette di accusare e comincia finalmente ad amare.

A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade 

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