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fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 27 giugno 2026

Il centurione del Vangelo mi mette sempre un po’ in crisi. È un uomo abituato al comando, alla disciplina, all’obbedienza. Dice: “Io sono uno che ha dei soldati sotto di me, e dico a uno: va’, ed egli va…”. E Gesù resta stupito.

E allora mi viene da chiedermi: che esercito ha Dio a sua disposizione?
Perché se guardo a me… vedo spesso un soldato distratto. Dio parla, ma io ascolto a metà. Dio mi suggerisce una strada, ma io la cambio. Mi chiede un passo, e io ne faccio un altro, quello che mi sembra più comodo. Più che parte di un popolo guidato da Dio, a volte mi comporto come uno “spirito libero”, che sceglie da solo cosa fare, senza rendere conto a nessuno.

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Eppure, Dio continua a fidarsi. Continua a parlare. Continua a chiamare.
Il centurione non si sente degno, ma si fida della parola di Gesù. Noi spesso ci sentiamo liberi, ma fatichiamo a fidarci davvero.
E allora forse oggi il passo non è diventare soldati perfetti, ma semplicemente tornare ad ascoltare. Dire: “Signore, dimmi tu… e io provo a farlo”. Anche in una cosa piccola, anche solo oggi.

Perché Dio non ha bisogno di un esercito perfetto. Gli basta un cuore disponibile. E quando anche uno solo inizia ad ascoltare davvero, qualcosa si muove. Dentro di lui. E attorno a lui.

E magari proprio da lì, da quella piccola obbedienza, può cominciare una fede grande.
Si, ogni piccola obbedienza, è sempre il principio di una grande trasformazione.

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