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p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di venerdì 26 giugno 2026

UNA CAREZZA CHE GUARISCE PRIMA DELLE PAROLE

Entra in scena
un lebbroso,
un disperato
che ha perso tutto:
casa, lavoro, amici,
abbracci, dignità
e perfino Dio.

Quell’uomo che
si sta decomponendo
da vivo,
per la società
è un peccatore,
rifiutato da Dio
e castigato
con la lebbra.

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Viene e si avvicina
a Gesù, e non deve,
non può,
la legge gli impone
la segregazione assoluta.

Ma Gesù non scappa,
non si scansa,
non lo manda via,
sta in piedi
davanti a lui e ascolta.

Il lebbroso
avrebbe dovuto gridare
da lontano,
a chi incontrava:
“immondo, contagioso”;

invece da vicino,
a tu per tu, sussurra:

se vuoi puoi rendermi puro!
«Se vuoi».

Il lebbroso naufrago
si aggrappa a un “se”,
è il suo
“gancio in mezzo al cielo”,
terra ferma dopo la palude.

E mi pare di vedere
Gesù vacillare
davanti alla richiesta
sommessa
di questa creatura
alla deriva.

Vacillare,
come chi ha ricevuto
un colpo allo stomaco,
un’unghiata sul cuore:

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«fu preso alle viscere
da compassione».
«Se vuoi»…
grande domanda:
dimmi il cuore di Dio!

Cosa vuole veramente
per me?
Vuole la lebbra?
Che io sia
l’immondizia del paese?
È lui che manda il cancro?.

Gesù vede, si ferma,
si commuove e tocca.

Da troppo tempo
nessuno osava toccarlo,
la sua carne moriva
di solitudine.

Gesù stende la mano
e tocca l’intoccabile,
contro ogni legge
e ogni prudenza,
lo tocca mentre è
ancora contagioso;

ed è così che
inizia a guarirlo,
con una carezza
che arriva
prima della voce,
con dita più eloquenti
delle parole.

Toccare, esperienza
di comunione,
di corpo a corpo,
azione sempre reciproca
(si tocca e si è toccati,
inscindibilmente!),
un comunicare
la propria vicinanza,
uno sfiorarsi, un brivido,
un vibrare di Dio con me,
di me con lui.

Poi, la risposta
bellissima,
la pietra d’angolo
su cui poggia
la nuova immagine di Dio:
«voglio!»

Un verbo totale,
assoluto.
Dio vuole,
è coinvolto,
gli importa,
gli sta a cuore,
patisce con me,
urge in lui
una passione per me,
un patimento
e un appassionarsi.

La seconda parola
illumina la volontà di Dio:
«sii purificato».

Dio è intenzione di bene.
Nessuno è rifiutato.
Secondo la legge
il lebbroso era escluso
dal tempio,
non poteva avvicinarsi
a Dio finché
non era puro.

Invece quel giorno
ecco il capovolgimento:
avvicinati a Dio
e sarai purificato.
Accoglilo
e sarai guarito.

E lo mandò via,
con tono severo,
ordinandogli
di non dire niente.

Ma il guarito
non obbedisce:
e si mise
a proclamare
il messaggio.

L’escluso diventa
fonte di stupore.
Porta in giro
la sua felicità,
la sua esperienza
felice di Dio.

Chissà da quanti villaggi
era dovuto scappare,
e adesso è proprio
nei villaggi che entra,
cerca le persone
da cui prima
doveva fuggire,
per dire che
è cambiato tutto,
perché è cambiata,
con Gesù,
l’immagine di Dio.

Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.

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