Ci preoccupiamo di essere guariti, ma Gesù oggi parla di qualcosa di ancora più profondo: essere purificati.
La lebbra, nel Vangelo, non è solo una malattia del corpo. È il simbolo di tutto ciò che ci separa da Dio, dagli altri e perfino da noi stessi. Oggi la nostra lebbra può avere molti nomi: l’orgoglio, il rancore, l’egoismo, la dipendenza dal giudizio degli altri, l’indifferenza verso chi soffre, l’ipocrisia, una fede vissuta solo di apparenza.
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Il lebbroso non pretende. Dice semplicemente: «Se vuoi…». È la preghiera di chi si affida. E Gesù risponde con parole che dovremmo custodire nel cuore: «Lo voglio!». Dio vuole la nostra guarigione. Vuole la nostra libertà. Vuole la nostra santità.
Ma il Vangelo non finisce con il miracolo. Gesù chiede qualcosa di preciso: «Va’ a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta…».
Qual è questa offerta? Non è soltanto un rito previsto dalla Legge di Mosè. La vera offerta è la testimonianza. Chi è stato toccato da Cristo non può continuare a vivere come prima. Ha il dovere di raccontare, con la vita prima ancora che con le parole, ciò che Dio ha compiuto.
Ed è proprio qui che spesso falliamo. Chiediamo grazie, imploriamo miracoli, promettiamo fedeltà… ma, una volta guariti, torniamo al silenzio. Riceviamo la misericordia e la teniamo per noi. Dimentichiamo che ogni guarigione porta con sé una missione.
Forse il mondo crede poco perché chi è stato guarito parla troppo poco. O forse perché la nostra vita non mostra ancora i segni della trasformazione.
Oggi domandiamoci con sincerità: da quale lebbra Gesù mi ha già purificato? E dov’è la mia offerta di ringraziamento? Dov’è la mia testimonianza?
A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade
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