La visita, il fare spazio nella casa, l’ospitalità, l’accogliere, sono le parole che percorrono le letture di questa domenica. E’ esperienza di accoglienza quella vissuta da Eliseo invitato a fermarsi nella casa di una straniera, la donna di Sunem.
Questo gesto semplice di dare spazio nella propria casa ad uno straniero riconosciuto come uomo di Dio è occasione per scoprire lo spessore racchiuso nell’esperienza della visita. Le visite inattese sono luoghi di una visita di Dio che pervade la vita, la storia. Da quell’ospitalità donata con atteggiamento generoso sorge una fecondità nuova. Quella coppia riceverà il dono sperato, ma forse pensato impossibile, di un figlio, segno di vita nuova inaudita che sorge nell’esperienza dell’ospitalità.
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L’accoglienza è rinvio concreto e ricordo del volto di Dio che ci raggiunge nella presenza dello straniero. “Tu amerai il forestiero come te stesso perché anche voi siete stati forestieri in Egitto” (Lev 19,34).
L’accoglienza che Gesù chiede interroga e provoca a scelte in rapporto con l’altro e con lo straniero. Ogni straniero, ogni altro segna la nostra esistenza come percorso segnato da un appello, da una chiamata. Il suo volto si fa luogo di passaggio dell’incontro con il Dio-altro: “Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato”. Nel vangelo di Matteo Gesù parla della sorpresa e della scoperta degli ultimi tempi quando tutta la vita sarà posta in luce nei gesti vissuti nei confronti dello straniero, del malato, dell’affamato e dell’assetato: ‘Ero forestiero e mi avete ospitato’ (Mt 25,44-45): ‘ogni volta che avete fatto queste cose ad uno dei miei fratelli più piccoli l’avete fatta a me’. “Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”.
La dimensione più profonda dell’accoglienza rinvia alla questione radicale del nostro rapporto con Dio. Gesù ci comunica che questo rapporto con Dio si vive dentro al rapporto con l’altro, con l’umanità. Solo passando attraverso il rapporto con l’altro ci apriamo a scoprire l’Altro che ci rivolge la sua parola, la sua chiamata e spinge ad uscire, ad intendere la vita nei termini di comunione: “Perseverate nell’amore fraterno. Non dimenticate l’ospitalità: alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo” (Eb 13,2). E c’è anche un paradosso che attraversa la vita: se questa viene tenuta come possesso si perde, se viene condivisa come dono per gli altri apre ad un ritrovarsi nuovo e insieme: “Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà”.
Per gentile concessione di p. Alessandro – dal suo blog.
p. Alessandro Cortesi op
Sono un frate domenicano. Docente di teologia presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose ‘santa Caterina da Siena’ a Firenze. Direttore del Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’ a Pistoia.
Socio fondatore Fondazione La Pira – Firenze.

