I. “L’ultima barca” (The last ship) è il titolo del musical di Sting che ho visto in questi giorni al Metropolitan Opera House di New York. A prima vista, parla di un vecchio cantiere navale inglese destinato alla chiusura. In realtà, è una metafora spietata e bellissima della vita, dove dentro ci trovi tutto: speranze, amori, sconfitte, tradimenti.
Tutto ruota attorno a un’ultima nave che gli operai decidono di costruire quando ormai il mondo intero urla che è inutile continuare. Ciononostante, contro ogni logica, qualcuno sceglie di credere che valga ancora la pena sperare nel futuro.
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II. Si dice che nella Bibbia ci sia una frase che ricorre 365 volte, una per ogni giorno dell’anno: «Non avere paura». In questa sola domenica Gesù ce lo ripete tre volte, scardinando le nostre tre paure più grandi:
La paura della verità: perché nulla resterà nascosto.
La paura della fine: perché gli uomini possono ferire il corpo, ma non possono toccare l’anima.
La paura della solitudine: perché se il Padre si prende cura di un passero, figuriamoci di noi.
Forse la nostra fede si misura proprio così: dal fatto che viviamo prevalentemente nella fiducia o prevalentemente nella paura. Il contrario della fede, dopotutto, non è il dubbio. È la paura. E se continuiamo ad averne, dobbiamo renderci conto che in fondo fatichiamo ancora a fidarci di Dio.
III. Per concludere.
Sting, cresciuto in ambiente cattolico, ha intessuto il suo musical di simboli biblici: redenzione, sacrificio, e la morte vista non come una fine, ma come un viaggio. Alla fine dello spettacolo, quell’ultima nave viene finalmente varata. Lascia la terraferma e prende il largo. La verità è che la nostra vita assomiglia a quella nave. Tutti amiamo i porti sicuri. Ma la vita, prima o poi, ci costringe a mollare gli ormeggi: quando arriva una malattia, una delusione, una perdita, o una scelta che fa tremare i polsi. Molte delle nostre ansie nascono proprio qui: dal terrore di lasciare il porto. Gesù non ti promette che il mare sarà sempre calmo, che non arriveranno le tempeste, né che ti risparmierà il dolore. Ti promette qualcosa di immensamente più grande: che non sarai mai solo.
Le navi non sono costruite per restare nei porti, ma per solcare l’oceano. Anche tu sei stato creato per questo: non per vivere da prigioniero delle tue paure, ma per osare il largo con Dio. Un giorno arriverà per ciascuno di noi l’ultima traversata, quella in cui lasceremo definitivamente il porto di questo mondo verso una terra sì sconosciuta, ma che sarà l’approdo sicuro. E se su quell’ultima barca ci sarà Gesù al timone… dimmi, di cosa hai ancora davvero paura? Perché con Lui al timone, l’ultima traversata non sarà un naufragio. Sarà finalmente il ritorno a casa.
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