Vangelo del giorno di Mt 11,25-30
SACRATISSIMO CUORE DI GESÙ – SOLENNITÀ – ANNO A

Io sono mite e umile di cuore.
Dal Vangelo secondo Matteo.
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In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Parola del Signore.
Doveva proprio essere stanco della cupa predicazione dei sacerdoti e dei frati nel XVII secolo in Francia se il Signore Gesù scelse di apparire a Paray-le-Monial a una suora visitandina, Marguerite Marie Alacoque, per chiederle di diffondere la devozione al Sacro Cuore, che oggi celebriamo. Basta paura e inferno, basta insistere sulla visione di un Dio arcigno e scontroso sempre pronto a bastonare!
E così, da allora, la devozione al Sacro Cuore si è diffusa, felicemente!, fra il popolo, soprattutto quello semplice e piccolo, oggetto della tenerezza del Padre di cui oggi parla il Vangelo. Perché al centro dell’annuncio del Vangelo c’è il volto di un Dio felice che mi vuole felice, che non ce l’ha con me, che ama senza condizione, che mi chiede di accogliere questo amore e di lasciarmene riempire, perché tracimi e raggiunge altre persone, attraverso di me.
Cuore che, come ricordatoci dalla splendida ultima enciclica di Papa Francesco, Dilexit nos, è la sede della persona, degli affetti, delle relazioni. Ecco: Dio comunica con noi se stesso, come un amico, come un amante, come un padre, come un figlio. Non è un Dio lontano e inaccessibile, ma vicino e conosciuto perché Gesù, Figlio di Dio, rivelatore del Padre, ce lo ha raccontato, ce lo ha mostrato.
E fino a quando il nostro percorso di fede, la nostra ricerca di Dio non giunge a scoprire, in noi stessi, la felice intuizione, la consapevolezza, l’emozione dello scoprirci amati, dobbiamo insistere, meditare, pregare, attendere. Perché ognuno di noi diventi capace di Dio, chiamato a far parte di un gigantesco progetto di luce e di amore che tutti coinvolge, chiamati come siamo ad amare.
Che bello, oggi, poterci ancora dire che, nonostante tutte le fatiche, i secoli, gli errori, la Chiesa è qui per insegnarci a lasciarci amare e ad amare. Come suggerisce san Henry Newman, sia il nostro cammino un cor a cor loquitur, un dialogo cuore a cuore con Cristo. Perché il mondo bruci di passione.
+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++
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