Nel giorno del Sacratissimo Cuore di Gesù il Vangelo ci presenta il cuore del Vangelo stesso. Gesù ringrazia il Padre non per i sapienti, ma perché le cose del Regno sono rivelate ai piccoli.
Questo non significa che l’ignoranza sia virtù, ma che il cuore umile e aperto è più ricettivo della mente superba che crede di capire tutto. Gesù afferma che il Padre ha dato tutto a lui, che c’è un’intimità unica fra lui e il Padre che non può essere penetrata se non dalla loro reciproca conoscenza.
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Ma poi, nella parte più sublime, Gesù apre il suo cuore: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi”. Queste parole risuonano attraverso i secoli. Chi sono gli stanchi? Coloro che hanno cercato felicità nei beni materiali e l’hanno trovata vuota. Coloro che hanno portato il peso dei loro peccati, delle loro colpe.
Coloro che sono esauriti dalla ricerca vana di significato. A tutti questi Gesù offre riposo. Non il riposo del sonno, ma il riposo della pace, della riconciliazione, della tregua dalla lotta interiore. E come? Non con il comando, ma con l’invito. “Imparate da me”—imparate la mitezza, l’umiltà.
Non il giogo del legalismo, ma il giogo di Gesù, che è dolce. Quando siamo uniti a Cristo, il sacrificio non è gravoso, perché è amore.
Per Riflettere
Dove cerco il riposo? Quanto pesano su di me i carichi che ho costruito da solo? Come posso lasciarmi guidare da Gesù, il mite e l’umile di cuore?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
