Sappiamo che quando parliamo del Corpo di Cristo ci riferiamo anzitutto al corpo di Gesù, il corpo con cui è nato, con cui è vissuto, con cui è risorto. Ma poi il suo corpo è anche l’Eucaristia, il pane eucaristico. Ma oggi voglio dire una parola sul significato spirituale.
Gesù dice: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui”. Non è solo un gesto esterno, non è solo ricevere qualcosa… è entrare in una comunione profonda, è lasciarci abitare da Lui.
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A volte però rischiamo di fermarci al rito: riceviamo l’Eucaristia, ma poi dentro di noi restano paure, chiusure, giudizi, solitudini. Come se quel pane non riuscisse a diventare vita.
Il significato spirituale è proprio questo: lasciare che Cristo diventi il nostro modo di vivere. Mangiare il suo corpo vuol dire assimilare il suo cuore, il suo sguardo, il suo modo di amare. Vuol dire imparare a perdonare come Lui, a fidarsi del Padre come Lui, a donarsi come Lui.
E allora l’Eucaristia non finisce quando usciamo dalla chiesa. Continua nelle nostre scelte, nelle parole che diciamo, nella pazienza che abbiamo, nella carità concreta che viviamo.
Forse oggi possiamo chiederci: quello che ricevo, lo lascio davvero entrare nella mia vita? Oppure resta solo un momento?
La cosa bella è che Gesù non si stanca. Continua a donarsi, continua a bussare, continua a dire: “Lasciami vivere in te”.
E se gli apriamo, anche un po’, piano piano la nostra vita cambia. Diventa più vera, più libera, più piena.
E scopriamo che non siamo noi a vivere… ma è Lui che vive in noi.
