don Claudio Bolognesi – Commento al Vangelo del 7 giugno 2026

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Sarebbe giusto scegliere di condividere una riflessione sull’Eucarestia. Non è forse la solennità del Corpus Domini? Ma, siccome il puro e semplice esercizio di leggere la Tua Parola ci fa bene al cuore, allo spirito e, crediamo, anche al corpo – di per sé è già “preghiera” – proviamo a ripartire dal Vangelo di oggi.

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Siamo al capitolo sesto del Vangelo di Giovanni. In quelli precedenti, dopo il Prologo e l’incontro con i primi discepoli ereditati dal Battista, abbiamo ascoltato dei due miracoli di Cana, quello del vino buono della festa degli sposi e quello del bimbo resuscitato – anche se quest’ultimo avverrà solo dopo l’incontro con la samaritana -. Hai purificato il Tempio, turbato Nicodemo parlando della necessità di rinascere “dall’alto”, dallo Spirito.

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Abbiamo scoperto che anche Tu, come Giovanni, con i Tuoi discepoli battezzavi e questo fornisce al Battista l’occasione per iniziare a farsi da parte. Hai guarito il paralitico alla piscina di Betzatà ma, siccome l’hai fatto di sabato, Ti sei guadagnato le ire dei giudei. Non interessato a diplomatici giri di parole hai aggravato la Tua situazione iniziando ad insegnare che sei “uguale al Padre”.

A questo punto Ti trasferisci all’altra riva del mare di Tiberiade. È un bel salto: dal centro della fede ebraica – che Ti rifiuta – ad una terra mista, molto pagana. Sbagliamo se intravediamo una critica palese? Lì, davanti al rischio di diventare re di una moltitudine di affamati che hai saziato – un esercito pericoloso -, fuggi camminando sulle acque.

Intanto continui sempre a mettere coloro che incontri di fronte alla verità. Quella su di loro – siamo povera gente – e quella su di Te – ci ami e ci fai dono di tutto -. A questo punto inizi a parlare di Te stesso come “Pane di Vita”. Provochi una prima mormorazione dei giudei che si concentrano sul fatto che dici che sei disceso dal cielo e invece loro sanno che sei figlio di Giuseppe e di Maria. La sensazione è che abbiano mancato il bersaglio.

Come Tuo solito rincari la dose e Ti permetti di relativizzare il dono della manna nell’Esodo – uno dei “miti fondanti” del popolo ebraico -. A questo punto inizia il brano odierno. La discussione tra i giudei si inasprisce. Subito dopo scopriremo che anche i discepoli sono in crisi, tanti se ne vanno.

Alla Tua domanda ai dodici se anche loro vogliono andare via seguirà la risposta meravigliosa di Pietro: – dove andremo? Solo Tu hai parole di vita eterna -. I giudei nel brano di oggi intanto discutono sul “come” puoi dare la Tua carne da mangiare. Non mettendo mai in discussione la Tua pretesa di essere il Pane Vivo ci mostrano una cosa importante: hanno capito il valore non solo simbolico ma spirituale delle Tue parole.

Erano abituati ad andare oltre ai significati letterali. Non si chiedono ancora però “chi” sei e “perché” sei il Pane Vivo… È chiaro che il centro del discorso sei Tu. Ti stai presentando come l’Agnello, la vittima sacrificale del sacrificio di comunione, quel sacrificio in cui parte dell’offerta veniva lasciata sull’altare e parte mangiata dai partecipanti.

Ma qui non c’è più bisogno di uccidere animali: dell’offerta rimane un pane, “il” pane, che sei Tu. Non solo: è una festa, la festa di nozze dello Sposo in cui il vino buono non solo sei Tu che lo offri, ma sei proprio Tu. Condividere la Tua carne – tutto ciò che di noi hai amato al punto da farlo Tuo – e il Tuo sangue – la Tua vita di Dio e di uomo – significa ereditare la vita eterna.

Essere resuscitati nell’ultimo giorno. Rimanere in Te e Tu in noi. Vivere per Te una vita fatta non solo di tutto ciò che di buono e di grande potremmo desiderare, ma molto di più.

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Un’ultima cosa: i due verbi che il Vangelo usa per “mangiare” indicano un mangiare mica per scherzo ma quello da cui dipende la sopravvivenza. Un mangiare frequente e che fa rumore, di cui gli altri si accorgono. E il “bere” è quello di chi ha proprio, veramente sete e festeggia.

don Claudio Bolognesi