Sr. Palmarita Guida – Commento al Vangelo del 26 maggio 2026

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Pietro oggi dà voce alla domanda che tanti discepoli tengono nascosta nel cuore:

“Signore, ma cosa ci guadagno? Ho lasciato tutto… e tu, cosa mi dai?”

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È una domanda più umana che mai. Non è egoismo: è verità.

Quando doniamo la vita, desideriamo sapere se stiamo camminando verso qualcosa di solido o verso il nulla.

La risposta di Gesù non è spiritualistica, non è consolatoria, non è un’illusione per anime sensibili.

È cruda e realistica:

– riceverete cento volte tanto

– insieme alle persecuzioni

– e infine la vita eterna

Gesù non promette una vita facile. Promette una vita piena.

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Chi lo segue totalmente non perde: ritrova tutto moltiplicato.

La logica del dono: perdere per ritrovare

Gesù capovolge la logica della sicurezza:

Tu lasci una casa… e Lui ti apre cento case (luoghi, relazioni, cuori).

Tu lasci una famiglia… e Lui ti genera una famiglia più grande, imprevista, sorprendente.

Tu rinunci a ciò che ti stringeva… e Lui allarga lo spazio del cuore.

Ma, e qui è la provocazione vera:

La fecondità del Vangelo passa attraverso ferite vere.

Cento volte tanto “insieme a persecuzioni”.

Non sono un’aggiunta: fanno parte del pacchetto.

Perché il Vangelo non cresce nella comodità, ma nella verità della vita, dove ti incontri con la tua fragilità e quella degli altri.

“Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi”

Questa frase non è un avviso morale:

è la fotografia di come Dio opera.

Gli “ultimi” ― quelli che non contano, quelli che nessuno vede, quelli che non possono esibire titoli né successi ― sono proprio quelli che Gesù rimette al centro.

Chi ha poco da perdere, diventa capace di donare tutto.

Chi ha molto da difendere, diventa incapace di rischiare.

E la sequela è sempre un rischio.

Provocazione conclusiva

Gesù non chiede a Pietro:

“Che cosa hai lasciato?”

ma:

“Che cosa sei disposto a ricevere?”

Perché per alcuni è più facile rinunciare che accogliere.

Più facile lasciare che fidarsi.

Più facile sacrificarsi che aprirsi all’imprevisto di Dio.

La vera domanda oggi non è:

“Cosa ho lasciato?” ma:

“Mi sto lasciando trasformare? Sto davvero permettendo al Signore di darmi il suo ‘centuplo’?”.

A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade 

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