È chiaro l’invito a seguire Gesù fatto nel vangelo di oggi. Come è chiaro il fatto che il nostro seguire Gesù sia un cammino pieno di ostacoli. Ostacoli che non sono necessariamente i nostri peccati, così come noi li pensiamo. Ostacolo che è il nostro grande peccato: quello del sentirci i migliori, quello di sentirci bravi, è il peccato della vanità che riempie di vuoto il nostro cuore troppo pieno di noi stessi e dei nostri meriti.
“Riduci gli ostacoli”, dice il saggio Siracide a chi vuole ritornare a Dio (17, 22). Riduci gli ostacoli se vuoi essere semplicemente uno che cammina con Dio, che cammina con Gesù senza volti tristi.
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Riduci gli ostacoli significa, in fondo, rinuncia alle tue ricchezze. Non ci accorgiamo che il nostro continuo ricercare dei meriti è un fardello pesante che appesantisce la nostra capacità di camminare. Lo zaino dei nostri meriti più è grande e più ci affatica. Ed ogni passo che noi facciamo non fa altro che rendere più pesante lo zaino dei nostri meriti. Liberi dai nostri meriti, liberi dagli ostacoli, possiamo diventare veri discepoli semplicemente perché ridiventiamo capaci di camminare con il Signore. Non è uno sforzo quello che dobbiamo fare, fine a se stesso. È accoglienza di una liberazione insperata e travolgente.
Lasciare, lasciare lo zaino dei nostri meriti è ridurre gli ostacoli e i pesi che non ci lasciano volare. Il peso dei nostri meriti fiacca la nostra capacità di costanza e riduce la nostra capacità di speranza. Con lo zaino pieno e col cuore pesante, potremmo dire. Questo non ci lascia liberi di incontrare il fratello, questo è solo fucina di guerra per avere un pezzo di terra, o Ucraina o Palestina in più. Lo zaino pieno è fonte, oltre che di affaticamento, anche di insoddisfazione. La fame dell’uomo più è stimolata e più è insoddisfatta.
Non è uno sforzo magistrale quello che il Signore ci chiede. Non è neppure un merito, cosa che il Signore non vuole. Pensiamo a quanti religiosi hanno fatto diventare un demerito il merito di avere abbandonato tutto per il Signore.
No l’invito che il Signore ci fa, è un invito alla sapienza. Ed è un invito molto semplice: diventa piccolo! Se vuoi essere realmente discepolo, diventa piccolo. Se vuoi entrare nel Regno: diventa piccolo! Se vuoi essere accogliente del Regno: lascia il tuo zaino di meritocrazia fuori dalla porta. Se vuoi essere accolto dall’abbraccio del Regno: lascia la tua grandezza in qualsiasi posto e mettiti in cammino. Più leggero sarai, più sarai saggio, più camminerai, più sarai libero per l’incontro.
La troppa generosità rende il volto triste e rende l’uomo incapace di sequela. Perché la troppa generosità manca di gratuità e diventa un egoismo travestito da altruismo finalizzato ad appesantire lo zaino dei nostri meriti.
Riduci gli ostacoli! I tuoi programmi spirituali diventano un ostacolo. I tuoi digiuni e le tue astinenze, diventano un ostacolo. Fino a quando li vivrai come qualcosa che hai fatto per Dio, come un tuo merito, saranno solo fonte di infelicità. E Dio, lo sappiamo, vuole l’uomo felice nella sua libertà, non pieno di meriti.
Il Signore vuole camminare insieme a noi, per questo ci vuole liberi. Per questo ritiene essenziale per il nostro camminare il “lasciare”, come opposto al prendere. Per questo ci ricorda la saggezza dei piccoli e la stoltezza dei sapienti. Saggezza che è libertà da ogni peso e sovrastruttura umana. Stoltezza che è appesantimento di ogni tipo di cosa umana a cui leghiamo il cuore.
Il Signore ci ama nella nostra meritocrazia, mentre ci invita a lasciare. Ma anche il suo sguardo di amore può non essere sufficiente ad un cuore oberato e appesantito.
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