Gesù torna, anche se le nostre porte sono sbarrate
Sempre chiuse quelle porte, sempre sbarrate dalla paura: ancora una volta troviamo i discepoli rintanati in casa. Cosa si dicevano tra loro? Di cosa parlavano? E cosa facevano tra quelle quattro mura? E di quanto avrà accelerato il loro cuore nel vedere il Maestro in mezzo a loro?
Come prima, come sempre, come quando insieme percorrevano le strade polverose della Galilea o sostavano in riva al lago. Tra di loro. Perché Lui torna, torna sempre, anche quando abbiamo nel cuore i macigni dei dubbi, dei tradimenti, anche quando crediamo di averlo deluso troppo, di non meritare più nessuna giustificazione o perdono.
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Invece risuonano quelle Sue parole: “Pace a voi” a spazzare via i rimorsi, a far rotolare i macigni. Lui torna e mostra loro le sue ferite, quasi come se tutta la sua vita, quella di prima con loro e quella da Risorto, fosse tutta là, in quei segni, in quelle spaccature; come se il sangue non avesse incontrato ed oltrepassato la morte.
Quasi come se fossero distintivi sulla pelle, carta di identità del suo possessore.[…] Continua a leggere su Avvenire.
