Commento al Vangelo del 24 maggio 2026 – Sussidio Quaresima CEI

- Pubblicità -

Ricevete lo Spirito Santo» (Gv 20,19-23) Il Vangelo della Messa di oggi esprime con la massima chiarezza possibile l’unità di tutto il tempo liturgico che abbiamo vissuto con gioia e solennità per ben cinquanta giorni e che oggi si conclude: la Pasqua e la Pentecoste sono reciprocamente così connesse da dare l’impressione che questa grande “settimana di settimane” sia trascorsa davvero come un unico ottavario, anzi una sola e solenne giornata.

Il brano giovanneo proclamato nella liturgia è tratto infatti dal racconto degli incontri dei discepoli con il Risorto il giorno di Pasqua, riconducendo nell’atmosfera luminosa della celebrazione inaugurale di questo periodo liturgico, cioè nella contemplazione della Resurrezione di Cristo, centro della nostra fede e motivo della nostra gioiosa speranza.

- Pubblicità -

È proprio nella «sera di quel giorno, il primo della settimana» (Gv 20,19) che è ambientata la cosiddetta “pentecoste giovannea”, cioè l’effusione dello Spirito Santo sugli Apostoli direttamente dalla persona del Cristo Risorto presente in mezzo a loro.

Egli si fa vedere vivo dopo la Passione, con i segni della propria corporeità, ferita dalle piaghe della crocifissione: «mostrò loro le mani e il fianco» (Gv 20,20).

In questo momento così ricco di pathos e di grande afflato spirituale, oltre alla prova della verità della Resurrezione i discepoli ricevono il primo dono dello Spirito, per una missione ben specifica: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati» (Gv 20,22b-23).

La prima azione potente dello Spirito sulla Chiesa nascente è la remissione dei peccati, col mandato divino di esercitare la virtù del perdono, sull’esempio del sacrificio di Cristo Crocifisso.

Da allora, la Chiesa di ogni tempo invoca lo Spirito proprio per ottenere il perdono delle colpe (il rito bizantino lo supplica con le parole «purificaci da ogni macchia»), per imparare a offrire il ministero del perdono reciproco e della misericordia fraterna.

Lo Spirito (in greco pneuma), definito con un termine che indica il “soffio” o il “vento” (come quello che si abbatte gagliardo sul cenacolo apostolico descritto nella prima lettura), viene effuso dal Risorto con un gesto plasticamente significativo: Egli «soffiò» (Gv 20,22) sugli Apostoli, richiamando la primordiale trasmissione dell’alito vitale del Creatore sull’uomo plasmato dalla polvere del suolo (cfr. Gen 2,7).

La Pasqua e la sua manifestazione pneumatica, celebrata a Pentecoste, avviano dunque per l’umanità una vera e propria “nuova creazione”.

Come la prima, anche questa seconda creazione avviene per mezzo delle “due mani” del Padre: il suo Verbo, ora Risorto, e il suo Spirito (come in epoca patristica affermerà la teologia trinitaria di Sant’Ireneo di Lione).

- Pubblicità -

La liturgia latina esprime ciò con l’antica invocazione: «Manda il tuo Spirito e sarà una nuova creazione, e rinnoverai la faccia della terra».

Commento al Vangelo tratto dal sussidio CEI al periodo di Quaresima/Pasqua 2026, scarica il file PDF completo.